martedì 4 marzo 2008

capire la politica

Dedico la pubblicazione di questo articolo a chi crede che i politici del PD siano anime belle tutte dedite al bene comune. Dite che tutti i fans di Veltroni, specie se giovani, sappiano come stanno davvero le cose? Mmmm, consentitemi di dubitarne ......

La Repubblica.

Il leader antimafia potrebbe candidarsi con Di Pietro: "Dimenticata la lotta ai boss"
Alla fine della riunione un brindisi alla "Marini" con l'amaro Lucano
Lumia, Ceccanti e i cattolici Ds vittime della guerra dei seggi

di GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA - Beppe Fioroni in assetto da battaglia, maniche di camicia e telefonino sul tavolo, impegnato a difendere con i denti le candidature cattoliche ed ex popolari. Maurizio Migliavacca imperturbabile ma spietato: su tutti i candidati di provenienza Ds il vecchio coordinatore del partito ha detto l'ultima parola. Nel bene e nel male. Dario Franceschini col portatile davanti agli occhi occupatissimo a spostare, tagliare e infilare nomi e a garantire gli accordi presi dal vertice del partito. Alla fine, alla cinque di ieri mattina, hanno anche brindato alla chiusura delle liste.

È stato Migliavacca a ricordare l'antica usanza di Marini, un tempo re delle trattative sindacali prima elettorali poi, oggi sostituito da Fioroni: "Franco finiva la nottata con un bicchierino di amaro Lucano". Franceschini allora ha ordinato una bottiglia per il cin cin senza bollicine. Ai tanti esclusi, ai morti e feriti lasciati sul campo non avrà fatto piacere.

È stata davvero una notte lunghissima, è stata anche l'ultima volta al Botteghino per una riunione importante. Si sono visti lì, a Via Nazionale nella sala dedicata a Willy Brandt, i segretari regionali, gli ambasciatori delle correnti (ma Rosy Bindi si è rappresentata da sola con tabelle, quote, pronta a far valere la sua percentuale alle primarie del 14 ottobre) e i candidati che non volevano essere tagliati fuori all'ultimo minuto.

Decine di persone, ma erano pochissimi quelli che avevano il potere di vita o di morte sui candidati. Fra loro, oltre ai tre big, il veltroniano Goffredo Bettini, il franceschiniano Antonello Giacomelli, il dalemiano Nicola Latorre. Loro hanno lasciato il posto libero a Tiziano Treu, che in extremis ha ottenuto da Veltroni il lasciapassare, loro hanno tagliato i cattolici che ai tempi del maggioritario avevano scelto i Ds anziché il Ppi e la Margherita.

Mimmo Lucà è rimasto di sasso per la collocazione al nono posto in Piemonte, casella che garantisce più la trombatura che il seggio sicuro. Si è già dimesso da coordinatore dei Cristiano sociali e stamattina il piccolo gruppo riunisce il suo organismo. Di quella pattuglia c'è però Giorgio Tonini, capolista nelle Marche, ma "lui è un cattolico veltroniano", sibila Lucà. Fratelli coltelli, questi cattolici. "Vedo che ci sono tutti gli organizzatori del convegno della scorsa settimana: Fioroni, Franceschini, i teodem. Veltroni ha scelto loro e emarginato noi", dice Lucà incavolato.

Non entreranno in Parlamento, oltre al coordinatore, Marcella Lucidi e Stefano Ceccanti, il costituzionalista che lavorato gomito a gomito con Veltroni in queste settimane e che si è cercato invano di recuperare a tarda sera. In Sicilia la tagliola delle candidature ha fatto molte vittime. Loredana Ilardi, lavoratrice del call center presentata dal leader Democratico a Palermo come capolista, è scivolata al nono posto nella circoscrizione occidentale.

Ma è l'esclusione di Giuseppe Lumia a fare più rumore. Il vicepresidente della commissione Antimafia non ha ottenuto la deroga. Adesso incassa la solidarietà piena della Confindustria siciliana, dei movimenti siciliani anticriminalità. Ma le sue considerazioni sono comunque amarissime. Come il liquore servito al Botteghino. "Legalità e sviluppo non sono presenti nelle liste siciliane del Pd - osserva Lumia - basta leggerle. Io vedo il nome di Crisafulli, per esempio. Insomma, la lotta alla mafia non è una priorità del Pd e il rinnovamento in Sicilia non esiste". Lumia spiega che la Sicilia è stata trattata come terra di conquista dai paracadutati di Roma, è convinto che da oggi "gli imprenditori che fanno la battaglia contro il pizzo sono più soli". A questo punto, il leader antimafia ha tutte le caratteristiche per passare con Antonio Di Pietro. Lui non lo esclude e risponde: "Vediamo".

In Sicilia, Nuccio Cusumano, il senatore che ruppe con Mastella per salvare Prodi, non è tra i candidati sicuri. È uno sgarbo che, dice, "non mi fa piacere".

La notte di Via Nazionale ha portato ad altre esclusione eccellenti. Il veneto Gabriele Frigato aveva la deroga garantita, ma nelle liste è scivolato oltre la soglia di sicurezza. La sottosegretaria toscana Beatrice Magnolfi, appena una legislatura e mezza nel curriculum, non è stata ricandidata: "Sono amareggiata, ma non è una tragedia. Dico solo che nella selezione il merito individuale non ha premiato".

Alcuni ingressi dell'ultima ora invece sono destinati a far discutere. Salvatore Cardinale, in Sicilia, ha rinunciato la seggio, ma verrà sostituito dalla figlia Daniela, 26 anni. A sorpresa nel Lazio 2, il "regno" di Fioroni, la capolista sarà Donatella Ferranti, pm che a Viterbo diede vita a una Mani pulite locale prima dell'arresto di Mario Chiesa e che oggi è il segretario generale del Csm. E accanto agli imprenditori, il Pd schiera una fetta della Cgil: Paolo Nerozzi corre in Veneto mentre Achille Passoni, che lavorava già con Veltroni alla campagna elettorale, l'uomo che organizzò la manifestazione dei tre milioni per Sergio Cofferati, sarà eletto in Toscana.

(4 marzo 2008)

L' utile idiota

Così il grande Longanesi - insigne giornalista/editore/disegnatore/umorista degli anni 50, - definiva coloro che portavano acqua al mulino del PCI, pur non essendo comunisti. L' Italia ne era piena allora come oggi.

Dunque, due confindustriali sono finiti nella lista del PD, Colaninno e Calearo. Due "utili idioti"? No, solo uno, il secondo.

Il primo è un rappresentante del capitalismo parassitario e, quindi, sta dalla parte giusta! Niente da aggiungere se non un certo compiacimento, da parte mia, per il fatto che, attraverso questa candidatura, finalmente si fa chiarezza e si capisce chi cura gli interessi di chi.

Il secondo, invece, è un un imprenditore produttivo, uno che dovrebbe stare dalla parte di Berlusconi, per capirci. E allora perchè è andato dall' altra parte?

La mia spiegazione è di carattere psicologico: il Calearo, cooptato ai vertici di Confindustria come capo di Finmeccanica, ha annusato il profumo dei "poteri forti" e ne ha subito il fascino.

Molto probabilmente viene da famiglia di umili origini, come la maggior parte dell' imprenditorialità veneta, e tira alla promozione sociale. Vuole entrare nel salotto buono della finanza italiana, quella che domina Confindustria e, purtroppo, l' Italia tutta. Probabilmente si sdilinquisce all' idea di poter dare del tu agli Agnelli e ai Pirelli.

Mi ricorda Calogero Sedàra, personaggio del Gattopardo. Si tratta di un ex contadino che, diventato molto ricco con la compravendita delle terre dei nobili in decadenza, assetati di contanti per mantenere una parvenza del loro antico tenore di vita, non si accontenta più della ricchezza, vuole anche la promozione sociale e allora assegna una ingente dote alla bellissima figlia, Angelica, in modo da comperarle il matrimonio con Fabrizio, lo squattrinato nipote del Principe di Salinas. L' impresa gli riesce, la figlia diventa principessa, e lui, ridicolo nel suo abito da sera, partecipa, orgoglioso (ma sprezzantemente ignorato dagli altri ospiti) al gran ballo della festa di nozze.

Complimenti, Calearo, e tanti auguri.

LASTAMPA.it

3/3/2008 (7:11)
- VERSO IL VOTO - LA SQUADRA DEL PD
Dopo Colaninno Veltroni
lancia anche Calearo
Un posto al capo di Federmeccanica
Bertinotti: Walter, ma che ti è preso?
RAFFAELLO MASCI
ROMA

«Adesso iniziamo a credere di poter vincere». È ottimista Walter Veltroni dopo aver incassato l’ok di Massimo Calearo: il presidente di Federmeccanica e leader degli industriali vicentini diventa una bandiera per il Pd. E quel nome, associato a quelli di Matteo Colaninno e Umberto Veronesi in Lombardia, potrebbero - effettivamente - fare la differenza in quel lombardo-Veneto ex bianco, superleghista, antiromano e no-tax. L’hanno capito bene sia la sinistra che il Pdl, che proprio su Calearo hanno aperto il fuoco della dialettica politica.

«Non so come venga in mente al Pd di candidare Calearo» ha detto sbigottito, Fausto Bertinotti, «una scelta di campo inequivocabile dalla parte dei padroni» ha aggiunto il ministro Paolo Ferrero, e così anche Franco Giordano: «Il Pd con Calearo e Ichino va verso il centro». «Francamente - ha aggiunto Giorgio Airaudo, della Fiom torinese - faccio fatica a credere che così si rappresentino i lavoratori», in piena sintonia con il segretario Fausto Durante. Sull’altro fronte, e per ragioni opposte, appare basito il senatore azzurro Maurizio Sacconi: «La candidatura di Calearo che segue a quella di Colaninno, conferma che in Confindustria sono davvero successe cose strane in questi anni». Veltroni, per tutta risposta, chiarisce che mentre «la sinistra parla di lotta di classe contro i padroni, noi con Calearo dimostriamo che siamo la forza del patto tra imprenditori e lavoratori». Quanto a lui, l’interessato, sciogliendo la lunga riserva sul suo impegno politico, ha spiegato che «se nel partito democratico trovano spazio anime, culture e interessi, anche non di sinistra come quelli di cui io sono portatore, significa che la politica italiana sta veramente cambiando».

Con l'acquisizione di Calearo si è anche chiuso il lavoro di costituzione delle liste del Pd, portato a termine con una settimana di anticipo rispetto alla scadenza dell’11 marzo, dai due grandi tessitori: Goffredo Bettini e Dario Franceschini. Inutile dire che su questi elenchi si lavorerà fino all’ultimo minuto utile, ma l’impianto appare ormai consolidato, almeno nelle teste di lista. Si sa, quindi, che il Piemonte perde Livia Turco come storico candidato (per lei è certo il collegio senatoriale dell’Abruzzo). Avrà invece Piero Fassino e Emma Bonino per le due circoscrizioni della Camera mentre come capolista al Senato avrà Gianfranco Morgando. Fortissimo, come si diceva, il pool per il lombardo-veneto: su quel fronte rischioso non si spenderanno solo i nomi citati di Calearo, Veronesi e Colaninno, ma anche il prestigio di Enrico Letta, Rosy Bindi, seguita dal numero due della Cisl Pierpaolo Baretta.

Non si è capito, invece, se Anna Finocchiaro sarà capolista per il Senato in Puglia o, più probabilmente, in Emilia, dove sarebbe affiancata alla Camera da Pierluigi Bersani. Dall’Emilia si trasferisce invece in Toscana Dario Franceschini che sarà capolista alla Camera mentre Vannino Chiti potrebbe esserlo al Senato. In quella Regione sarà candidato anche il prefetto Achille Serra.

Per il Lazio, si è già ampiamente parlato della giovane economista Marianna Madia per la Camera, mentre per palazzo Madama correrà il suo presidente Franco Marini. Ci sarebbero però alcuni dissapori tra i cattolici dell’ex Margherita in questa regione, perché si sentirebbero poco rappresentati. Perfino un «campione» della zona, come il ministro Beppe Fioroni, potrebbe essere candidato oltreconfine, in Sicilia. Di Pietro candida in Calabria la baronessa antindrangheta Teresa Cordopatri e un posto l’ha offerto anche a Giuseppe Giulietti. Sarà candidato, probabilmente in Toscana, lo studioso «girotondino» Pancho Pardi. Resta insanato, invece, l’attrito tra il Pd e l’Arcigay che non avrà nemmeno un candidato in lista. Da definire, infine, ancora alcune deroghe per i big che hanno superato le tre legislature: al momento sembrano certe quelle di Enrico Morando, Giorgio Merlo, Mimmo Lucà, Gabriele Frigato, Ugo Sposetti e Tiziano Treu, forse resta fuori, invece, Renzo Lusetti.

lunedì 3 marzo 2008

doccia gelata

Non so chi sia questo Garibaldi, ma temo fortemente che la sua analisi sia fondata e, se lo fosse, il mio ottimismo sul nostro futuro se vincesse Berlusconi, avrebbe subito una doccia gelata. Inutile dire che, se invece vincesse Veltroni, il mio pessimismo sarebbe ancora più profondo di quanto già fosse prima della lettura di questo articolo.


Non è un paese per Thatcher
PIETRO GARIBALDI
In Italia la cultura liberale non è particolarmente di moda. La situazione in Inghilterra è differente. Non a caso un programma economico veramente liberale fu realizzato proprio in Inghilterra da Margaret Thatcher. Durante gli Anni 80 il governo conservatore privatizzò la maggior parte delle imprese pubbliche, ridusse drasticamente tasse e spesa pubblica e portò a termine un massiccio programma di deregolamentazione del mercato del lavoro e dei servizi finanziari. Margaret Thatcher mostrò una determinazione di ferro, e riuscì a resistere per un anno intero a uno sciopero dei minatori che si opponevano alla privatizzazione e chiusura delle miniere di Stato.

Tony Blair, nel suo decennio a capo di un governo laburista, non fece alcuna controriforma statalista e apportò pochissimi cambiamenti alla rivoluzione liberale introdotta dalla Lady di ferro.

È fuori di dubbio che, al di là del semplice fatto che i nostri candidati premier sono tutti maschi, in Italia non siamo stati e non saremo governati da una Lady Thatcher. Possiamo però vedere se esistono tracce di liberalismo tra le pieghe dei programmi elettorali.

Il Popolo della Libertà ha presentato un programma con sette missioni prioritarie. Tra queste sette missioni non compare la parola liberalizzazione e non si parla di riduzione del ruolo dello Stato nell'economia. Leggendo con più attenzione il programma, si scopre però che per «rilanciare lo sviluppo» è anche necessario liberalizzare. Nel concreto, il programma del centro-destra prevede una liberalizzazione dei servizi privati e pubblici per migliorare il rapporto qualità/prezzo a favore dei consumatori. Si parla anche di «liquidazione» delle società pubbliche non essenziali. La parola privatizzazione, nel senso di trasferimento del controllo in mano ai privati, non sembra trovare spazio. Un accenno alla concorrenza si trova nel programma dell'istruzione, quando si parla di «competizione tra atenei premiando qualità e risultati». Nello stesso programma è tuttavia molto facile trovare situazioni in cui il ruolo dello Stato nell'economia aumenta. Il Popolo della Libertà intende avviare un nuovo programma denominato «una casa per tutti», reintrodurre il bonus bebé, aumentare gradualmente e progressivamente le pensioni più basse e avviare un piano straordinario per gli affitti. Molti di questi ultimi interventi troverebbero spazio in un programma di un partito di ispirazione statalista. Il centro-destra non fece riforme veramente liberali quando fu al governo tra il 2001 e il 2006, con la sola eccezione dell'innalzamento dell'età di pensionamento. Alla luce del programma presentato per le prossime elezioni il Popolo della Libertà non sembra proporre una rivoluzione liberale.

Dall'altra parte il programma del Partito democratico si basa su dodici azioni di governo. Il nono punto sostiene che «concorrenza produce crescita» e che si intende approvare ogni anno una legge sulla concorrenza per liberalizzare telefonia, trasporti, distribuzione e carburanti. Si parla anche di una riduzione dei costi dei servizi finanziari e di un miglioramento delle procedure di nomina delle autorità di regolamentazione. Il Partito democratico fa riferimento a riduzioni di spesa, ma al tempo stesso promette molti nuovi interventi dello Stato in ambito di politica industriale e di politica sociale. Il Partito democratico è in una situazione molto diversa da quella in cui si trovò Blair quando andò al governo in Inghilterra, anche perché negli ultimi vent'anni nessun governo ha veramente riformato il Paese.

Entrambi i programmi presentati parlano comunque di riduzioni di tasse e di sgravi fiscali. Il programma del Popolo della Libertà promette una pressione fiscale sotto il 40 per cento (siamo oggi al 43,3). Il Partito democratico parla invece di riduzione delle tasse sulla quota di salario derivante dalla contrattazione di secondo livello.

Nonostante l’enfasi sulle riduzioni fiscali, mancano nei programmi presentati due elementi della triade liberale «meno regole, meno tasse, meno Stato nell'economia». Si sente invece una gran voglia di ulteriore intervento nello Stato nell'economia. Non solo per migliorare infrastrutture e spesa sociale, ma anche per aiutare le imprese, per superare le difficoltà del mercato del lavoro e per sostenere l'innovazione tecnologica.

Il problema dell'Italia è più culturale che politico. Non abbiamo una vera cultura liberale e gli stessi cittadini non sembrano assolutamente sentirne la mancanza. Quasi nessuno ha veramente voglia di riformare il sistema economico in senso liberale. In Italia Margaret Thatcher, il simbolo «politico» del liberalismo economico, non sarebbe certamente diventata primo ministro. A sua volta un Tony Blair italiano non potrebbe trovarsi nella comoda situazione di governare dopo un periodo di grandi riforme liberali. Tutto ciò non avrebbe nulla di preoccupante, se non il fatto che negli ultimi vent'anni il reddito inglese è aumentato di più del 20 per cento di quello italiano. La bassa crescita è anche una scelta del Paese.

Pietro.garibaldi@carloalberto.org

Copyright ©2008 La Stampa

La regola di questo blog.

Echoes ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La questione giustizia":

Grazie per aver cancellato i miei ultimi due post, evidentemente erano sconvenienti e come tutte le cose sconvenienti vengono purtroppo censurate... Grazie ancora per aver mostrato di che pasta è fatto un uomo che crede fermamente in berlusconi, adesso però una critica alla tua moralità posso farla, che dici?
Saluti, dittatore del tuo piccolo stato digitale...

Li ho cancellati, caro echoes, perchè ti avevo detto, chiarissimamente e con abbondanza di motivazioni, che non intendevo più parlare con te.

Se li avessi lasciati, avrei dovuto risponderti ancora e saremmo andati avanti in una discussione sterile che avrebbe comportato toni sempre più aspri, come dimostrano ampiamente il tono del tuo post e la tua idea di essere stato censurato per la "sconvenienza" dei tuoi argomenti! Scusami se sto ridendo, ma i tuoi argomenti erano solo infantili ... e la giovinezza non è mai "sconveniente", è solo una malattia da cui, purtroppo si guarisce: basta lasciar passare il tempo. A volte, come nel tuo caso, il decorso si prospetta più lungo del normale, ma vedrai che ne guarirai anche tu, prima o poi!

Quanto al mio atteggiamento "dittatoriale", ti ricordo che ciascuno è Re, in casa sua: questo blog è MIO e lo gestisco come pare a me. Da ieri, per esempio, ho attivato l' opzione "blog moderato", cioè nessun commento verrà più postato automaticamente, ma solo previo mio esplicito consenso.

A te parrà strano che Google abbia previsto che si possa porre un freno alla libertà di espressione, vero echoes?

La ragione è che non c'è libertà senza rispetto delle regole e, in un blog, le regole le fa chi lo gestisce.

Le MIE regole si riducono ad una sola:

qui tutti possono dire quello che vogliono, purchè sappiano (e vogliano) farlo con cortesia e rispetto.

Tu, echoes, malgrado ti avessi messo in guardia più volte, non ne sei stato capace e, quindi, sei stato messo alla porta, sia pure, lo ammetto, con colpevole ritardo da parte mia.

domenica 2 marzo 2008

Corrierone vs Veltroni, una volta tanto!

Stavolta Galli della Loggia si è dimenticato di aggiungere, dopo questo feroce attacco a Veltroni, che Berlusconi è peggio: Mieli si è distratto oppure, al Corriere, sono certi della vittoria del PdL e prendono le distanze dal PD? Mah, credo più probabile la prima ipotesi, Staremo a vedere .... Per intanto godiamoci questo magistrale e inusitato "sputtanamento" del Veltroni.


CORRIERE DELLA SERA.it

ELEZIONI E SIMBOLI NAZIONALI

L'Italia non e' solo una parola

Venti anni dopo il Psi di Craxi, il Partito democratico ha scoperto l'Italia. Nei suoi comizi Walter Veltroni non fa che evocarla, che parlare di Italia, di nazione (riecheggia di continuo sulla sua bocca «siamo un grande Paese, una grande nazione»), spesso di patria. E alla fine di ogni suo incontro è ormai d'obbligo l'inno di Mameli compuntamente intonato da tutti i presenti. Nulla da obiettare, naturalmente. Solo che parlare tanto di nazione, se non si vuole suscitare qualche sospetto di strumentalità, richiede pure che si traggano certe conseguenze. Per esempio che ci si interroghi circa lo stato di salute di quella nazione medesima. Dunque che si guardi oltre un'ottica banalmente politica legata all'attualità, bensì agli elementi di cui una nazione è realmente fatta; e cioè, per cominciare, che si cerchi di capire se il tessuto che lega un popolo a una storia e a uno stato, nel quadro di una determinata costituzione politica, è ancora sano, se tiene ancora. Quale occasione migliore, del resto, di una campagna elettorale, della prima campagna elettorale di un grande partito che mira a grandi traguardi? Tanto più che salta agli occhi che quel tessuto di cui dicevo si sta ormai logorando ogni giorno di più. Che gli elementi di cui è fatta la nazione Italia, che sono valsi a tenerla storicamente insieme e in cui essa consiste, stanno cedendo e sono forse sul punto di venir meno. Stanno forse venendo meno insomma parti decisive dello stesso progetto iniziale su cui fu edificato 150 anni fa lo Stato nazionale. Una visione troppo pessimistica? I dati di fatto dicono di no, mi pare. A cominciare dal dato in certo senso più simbolico perché consustanziale all'idea medesima di Stato, quello della giustizia. Secondo stime del Censis a fine 2005 erano oltre 5 milioni (5 milioni!) i procedimenti pendenti in tutte le sedi della giurisdizione penale, e oltre 3 milioni quelli pendenti nella giurisdizione civile. Giurisdizione che è sempre più disertata da chiunque ne abbia appena qualche possibilità. In pratica nessuno pensa più, in Italia, che lo Stato nazionale possa rappresentare lo strumento per riparare un torto di natura non penale: e per primi non lo pensano gli stranieri, i quali proprio in ciò vedono un motivo spesso decisivo per non avere rapporti qui con noi. Quanto alla giustizia penale, che cosa bisogna ancora dire che ormai non sia stato già detto mille volte? Che bisogna ancora dire del modo d'essere e dell'efficienza dei magistrati? Dell'esasperazione personalistica con cui i pm gestiscono perlopiù il loro ruolo? Del modo come opera il Consiglio superiore sulla base delle opinioni politiche prevalenti al suo interno? Del segreto istruttorio, delle amnistie? Semmai ci sarebbe da sapere che cosa ne pensa, e soprattutto che cosa ne dice, Veltroni. Se pensa che un grande Paese come l'Italia debba avere un sistema giudiziario come il nostro: ovvero che cosa di concreto bisognerebbe fare a suo avviso per averne uno diverso. Ma su questo tema non sembra che il segretario del Pd abbia fin qui voluto spendere una parola. Come non ha speso una parola, se non mi sbaglio, sulla voragine in cui sta precipitando il Mezzogiorno.

Eppure l'Italia è stata pensata a suo tempo come un paese intero, e forse è ancora una nazione sola. Invece, dal Volturno in giù, dopo che sono falliti tutti gli «aiuti», tutte le «industrializzazioni», tutti gli «sviluppi», ormai in un gran numero di casi, come dimostra la Napoli di Bassolino (difeso peraltro fino all'ultimo proprio dal segretario del Pd), sta fallendo anche l'autogoverno locale, cioè la prima espressione della democrazia. E sulle sue macerie signoreggiano sempre più le associazioni delinquenziali. Sentiamo ancora il Censis: oltre il 70% delle popolazioni di Campania, Puglie, Calabria e Sicilia (cioè il 22% circa dell'intera popolazione della penisola) vive in comuni dove dilaga «la forza pervasiva della criminalità organizzata ». A Napoli e a Palermo, le due storiche capitali del Sud, «quasi la totalità degli abitanti convive con le organizzazione criminali»: e si sa cosa ciò significa nei fatti. Ebbene cosa ne pensa Veltroni, il patriota Veltroni? Che cosa pensa che dovrebbe fare in circostanze del genere un ministro degli Interni «italiano», di una nazione che volesse ancora considerarsi tale? Non glielo abbiamo mai sentito dire. Alla fine però un Paese non è solo l'effettivo esercizio della giustizia e della sovranità su un territorio. E' soprattutto gli uomini e le donne che lo abitano, la loro mente e il loro cuore, la loro visione del mondo presente e di quello passato. Un Paese è dunque la sua scuola. Ebbene, ha un'idea Veltroni delle condizioni in cui versa il nostro sistema scolastico? A sentirlo ripetere rancide formulette sulla «creatività dei ragazzi», sulla necessità di andare «oltre i temi», per esempio facendo girare agli studenti un film, o altre «puttanate» del genere, come le ha definite Massimo Cacciari, si direbbe proprio di no. Che non abbia alcuna idea degli edifici scolastici vilipesi e sfregiati in mille modi che costellano quasi tutti i panorami urbani italiani; degli ultimi decenni di riforme ridicole e tutte regolarmente naufragate, volute da pedagogisti di regime convinti che l'educazione e l'istruzione fossero risolvibili essenzialmente nelle tecniche di apprendimento. Che non abbia alcuna idea degli insegnanti in grandissima parte demotivati o, più spesso, del tutto impari al loro compito; dell'incubo cartaceo-riunionistico in cui sono costretti a passare gran parte del loro tempo; di tutto il sistema disciplinare e del rapporto tra la scuola e le famiglie che sono ormai disintegrati. Che nulla sappia del vuoto spirituale (sì, usiamo le parole appropriate: spirituale. Perché lo spirito può prendere mille forme, ma senza di esso nessuna sostanza è mai possibile) che domina una scuola ridotta nella sua essenza a un'insulsa macchina burocratica. Veltroni se ne convinca dunque: l'Italia, il grande Paese, è ahimè questo, non altro. Una nazione senza giustizia, senza scuola, terra di conquista della malavita. Cioè una nazione che vive processi di decomposizione mortali: dai quali forse può salvarsi, sì, ma solo se chi si candida a governarla ha il coraggio di chiamarli per nome. Non di parlare d'Italia per parlare d'altro.

Ernesto Galli Della Loggia

(2 Marzo 2008)

sabato 1 marzo 2008

Arriva da SA il miglior supporto al PdL

Continuo a pubblicare le dichiarazioni dei migliori supporters di Berlusconi ......


La Repubblica

Mussi: "Il duopolio è già iniziato e il Pd vuol cancellare la sinistra"

"Inaccettabile il coro dei media che canta compatto le lodi di Pd e Pdl"
"Da parte della Chiesa negli ultimi tempi una vera e propria ingerenza nella politica"
di CLAUDIA FUSANI

Fabio Mussi, sessant'anni, ministro dell'Università e della ricerca, leader storico del Pci prima e dei Ds poi, nell'aprile 2007 fondatore di Sinistra democratica e poi con Rc, Pdci e Verdi di La Sinistra-L'Arcobaleno, ha subìto il 10 febbraio scorso il doppio trapianto dei reni. Intervento preventivo per evitare la dialisi, un destino che sarebbe stato obbligatorio entro pochi mesi. Questa è la prima intervista che rilascia. Il suo debutto in una campagna che forzatamente lo vede ancora come spettatore. Malato di... politica, Mussi è a Bergamo dove è stato operato anche se non è più ricoverato.

Ministro, come va?
"Sto bene, i due reni nuovi funzionano... Ne approfitto, a 18 giorni dall'intervento chirurgico, per ringraziare di cuore i tanti - compagni, amici e anche avversari politici - da cui ho ricevuto un fiume di messaggi. Quella che sto vivendo è un'esperienza importante. Ho sperimentato qui a Bergamo il valore della scienza italiana e i livelli di qualità raggiunti dal sistema sanitario pubblico. E' emozionante ricevere, da uno sconosciuto che ha terminato la sua vita, organi che consentono di allungare la tua. E' un grandissimo atto di altruismo. In futuro testimonierò sempre a favore della cultura della donazione".

Veltroni l'ha salutata dal palco dell'Assemblea Costituente del Pd, la platea del padiglione 4 del Palafiera di Roma si è alzata in piedi. Qualche rimpianto? Rifarebbe tutto?
"Me l'hanno detto, e mi ha fatto piacere. Se si passano quarant'anni insieme, non ci si può sentire degli estranei. Ma le scelte politiche sono scelte politiche. Non ho rimpianti, e rifarei tutto. Non mi dispiace che al Congresso di Firenze la separazione sia avvenuta senza che volassero stracci: un episodio di civiltà politica in verità piuttosto raro".

Come trascorre queste giornate di convalescenza?
"Terapie in ospedale, una montagna di medicinali, qualche passeggiata con mia moglie Luana. Poi libri, tv, giornali, telefono, internet".

Primo scorcio di campagna elettorale. Qualcosa l'ha fatta arrabbiare?
"Il coro. L'inaudito corteo dei media, con cimbali, trombe e pifferi a cantare compatti le lodi di Pd e Pdl. Non si è ancora formato il duopolio e i mezzi di comunicazione sembrano già in monopolio...".

C'è davvero un rischio duopolio?
"Ho visto una mobilitazione senza precedenti per ridurre a due il sistema politico italiano. Naturalmente non due partiti, ma due aggregati. Da una parte il Pdl di Berlusconi, Fini piu Mussolini, Dini e merci varie, collegate a Lega Nord e Lega Sud. Dall'altra il Pd con dentro i radicali e il tutto collegato con Di Pietro. Gli uni e gli altri intenzionati a fare terra bruciata. Questo è uno schema che non ha eguali in Europa e che provocherebbe un'amputazione della democrazia. Tanto più che in assenza di altre opzioni i due blocchi tenderebbero inesorabilmente a convergere, sul piano politico, culturale, e programmatico. I segni non mancano".

E' come se Veltroni e Berlusconi avessero realizzato per via extraparlamentare quella riforma bipolare su cui avevano trovato l'accordo prima di Natale.
"La novità non è il bipolarismo, quello c'era già. La novità è il duopolio. E, com'è avvenuto con le televisioni, temo che il duopolio porti inesorabilmente al trash...".

Il Pd non ha voluto voi ma imbarca Di Pietro e i Radicali. Perché?
"Perché le affermazioni "andiamo da soli" e "il programma non è trattabile", erano una bufala. L'obiettivo vero è cancellare la sinistra. Fondamentale è farla fallire".

Veltroni vi accusa di essere "conservatori".
"Una boutade. Qualche volta ci accusano di essere conservatori, qualche volta estremisti".

Siete estremisti?
"Sull'estremismo farei una riflessione: io per esempio trovo piuttosto estremista che una parte grande delle nuove generazioni sia destinata a passare decenni in lavori precari con salari da fame. Trovo moderato che dopo un certo periodo il lavoro e la vita escano dalla precarietà. Trovo estremista che l'Italia sia settima al mondo per spese militari (4° per spese militari pro-capite e 32° per spese in Università e ricerca scientifica). Trovo moderato che si scenda da una parte e si salga dall'altra. Potrei continuare a lungo...".

Nelle prossime settimane userete fair play con gli ex cugini Ds ora nel Pd?
"Per la verità gli schiaffi li abbiamo già ricevuti da loro: prima una totale chiusura, non dico ad un'intesa ma a un confronto programmatico. Poi una campagna mistificatoria sul "voto utile". Infine addirittura qualche appello del tipo "votate Pd o Pdl".

Ha molto da rimproverare?
"Una cosa mi ha parecchio colpito: il Pd, nell'ultima legislatura, ha avuto nelle proprie file 18 ministri su 25, il Presidente del Consiglio, due vicepresidenti, tutti i ministeri chiave, i due gruppi parlamentari più grandi e non si è assunto alcuna responsabilità per i risultati del Governo Prodi, tentando di scaricare tutto sugli alleati (per la verità non tutti, visto che Di Pietro che ha rappresentato uno dei maggiori fattori di instabilità del governo, ha la lista collegata col Pd). Questo non è decoroso. Ogni volta che la Sinistra ha provato a fare qualcosa di più, sui salari, sul precariato, sui diritti civili, sulla ricerca, ha trovato nel Pd un muro. Perché ora dovrebbero essere credibili i mirabolanti annunci?".

Ieri la Sinistra-L'Arcobaleno, il soggetto unico a sinistra del Pd su cui lei ha tanto investito, ha presentato il suo programma. Parola d'ordine: "Fai una scelta di parte". Crede veramente che il paese abbia voglia di fare una scelta di parte? Di sentirsi e quindi di definirsi di destra o di sinistra?
"Ma lei ha chiaro qual è l'etimologia della parola "partito"?".

Vuol dire "di parte".
"Viene esattamente da "parte". In una democrazia matura nessun soggetto rappresenta il tutto. E' una patologia che qualcuno lo pensi. Quanto alla distinzione in "destra" e "sinistra", si tratta di una delle cose politicamente sensate che valgono da un paio di secoli e che non sono tramontate. Sostituirle con categorie insignificanti - tipo vecchio/nuovo , moderno/antico - è un'autentica truffa. Può dar luogo anche a rappresentazioni suggestive, ma dice poco o niente della vita e del mondo reale".

Quali sono i punti forti di questo programma su cui punterete?
"Rimessa in valore del lavoro umano e dell'ambiente naturale. Libertà delle persone, il che comporta difesa integrale della laicità dello stato. Lotta senza quartiere contro la corruzione e le mafie. Disarmo e strategie di pace e di cooperazione internazionale".

Parlate anche di lotta alla precarietà e aumento delle retribuzioni. Con quale copertura finanziaria pensate di farlo considerando che la congiuntura economica internazionale è e sarà pessima?
"Scusi ma lei fa a me questa obiezione?! Qualcuno ha fatto un qualche studio sui dodici punti da trasformare in leggi annunciati dal Partito Democratico? Io mi sono fatto fare una ragionevole stima: trattasi, a occhio e croce, di 40 miliardi di euro di nuove spese, e di realistici risparmi di 4 miliardi di euro".

Quindi è impossibile?
"Forse, quando si parla di risorse occorrerebbe non trascurare il punto essenziale: la disuguaglianza. L'Italia, come dimostrano tutti gli indicatori, è diventato negli anni uno dei paesi più diseguali del mondo. Il 10% delle famiglie possiede il 45% della ricchezza. E' cresciuta l'area della povertà assoluta e relativa, i salari sono precipitati agli ultimi posti in Europa, sono precipitate le condizioni di vita di una parte grande delle classi medie. Bisogna intervenire".

Come?
"Con politiche redistributive forti per ridurre la disuguaglianza, e per ritornare dall'attuale "repubblica fondata sulle rendite" alla "repubblica fondata sul lavoro" ".

Veltroni ha definito il Pd "il partito del lavoro": ha candidato il numero 1 della Confindustria giovani e l'operaio sopravvissuto della Thyssen-krupp. L'economista Ichino e l'impiegata di un call center.
"Non mi scandalizzano le candidature in sé. Ma le candidature più le idee che l'accompagnano: per esempio quella che l'imprenditore e l'operaio sono entrambi lavoratori. E' vero che l'imprenditore è un lavoratore, ma non è vero il contrario, perché di mezzo c'è il piccolo dettaglio che si chiama il capitale".

Intende il plusvalore?
"I dati sono noti: il lavoro operaio e dipendente è numericamente cresciuto, ma un'enorme quota di ricchezza prodotta si è spostata dai salari ai profitti e alle rendite. Siamo tornati ad una quota del Pil destinata ai salari pari a quella della fine degli anni cinquanta, prima del boom".

Gli imprenditori non hanno investito in innovazione e ricerca?
"Assolutamente no. Le imprese italiane su questo punto sono molto indietro a quelle europee. Una parte grande di questo fiume di soldi è andato ad alimentare quello che Ricardo, uno dei padri dell'economia classica inglese, chiamava "consumo signorile".

Anche a sinistra c'è chi ha la barca...
"Non intendo solo una barca. Parlo di automobili, gioielli, case di lusso, prostitute... se non si spezza questo diabolico meccanismo l'Italia è perduta".

Il Pd si è disfatto del fardello comunismo ma gli scoppia in casa la questione laica. Come finisce tra Binetti e Bonino?
"E chi lo sa! So che la Bonino è a favore dell'abrogazione del Concordato, è contro la legge 40, è a favore dell'eutanasia. Non sarà facile".

Ha visto: Veltroni definisce quelle della Chiesa su temi come la famiglia "sollecitazioni e non ingerenze". Cosa ne pensa?
"Naturalmente definire quelle della Chiesa attuale "sollecitazioni" è un discreto eufemismo. Io sono a favore della più totale libertà religiosa e del più incondizionato diritto alla parola della Chiesa, come mi pare di aver dimostrato nel caso della visita del Papa alla Sapienza. Guai però a dimenticare che i diritti della chiesa nella repubblica italiana si esercitano nel quadro dell'articolo 7 della Costituzione. E oggi mi pare che siamo davvero all'ingerenza, nella politica e nel processo di formazione delle leggi".

Veltroni in bus Berlusconi in camper, voi?
"Noi a piedi. On the road".

Ha mai pensato che Nichi Vendola, il governatore della Puglia, potesse essere un candidato più a sorpresa e quindi più vincente rispetto a Bertinotti?
"Bertinotti è una forte personalità e sta facendo benissimo. Nichi Vendola avrà un grande peso nella costruzione della sinistra unita".

Tra voi e il Pd è un divorzio per sempre?
"No, in futuro spero un'alleanza. Ma questo comporta ora una competizione".

Qualcuno sta rinunciando a Sinistra democratica per cercare qualche posto nel Pd. Cosa dice a Olga Di Serio, a Crucianelli, a Nerozzi e a chi l'ha lasciata?
"Che meditino sulle cose dette e scritte da loro medesimi in tutti questi anni, almeno dal Congresso di Pesaro dei Ds del 2001".

Me lo consenta alla fine dell'intervista: ha sentito D'Alema in questi giorni?
"Sì, mi ha chiamato. Abbiamo parlato del trapianto. Mi ha fatto molto piacere".

(1 marzo 2008)

Confronto

Pubblico anche qui il mio ultimo intervento a commento del post "la questione giustizia"(vedi "archivio" qui a fianco, 2008 febbraio) perchè vorrei che anche altri partecipassero al confronto in corso fra me ed echoes ...

Echoes ha scritto:

"Mi spiace, ma la tua moralità ed il tuo sistema di valori sono ben diversi dai miei, e non credo ci sia alcuna possibilità di collimazione"...

La mia moralità ed il mio sistema di valori sono identici ai tuoi, caro echoes, perchè io non ho una macchina del tempo che mi ha teletrasportato direttamente dai tempi di Caligola o dei Borgia ai luminosi tempi attuali e quindi potremmo "collimarci" perfettamente sul piano della moralità!

Quello che - invece - ci divide insanabilmente è la nostra percezione della realtà: io la vedo per quel che è, mentre tu la vedi per quel che "dovrebbe" essere. Tu sei un dogmatico, io un relativista. Tu credi che gli uomini siano angeli oppure demoni, io credo che gli uomini siano mezzi angeli e mezzi demoni. Tu credi, tanto per buttarla in attualità politica, che Veltroni sia persona di assoluta e specchiata onestà e che Berlusconi sia un delinquente assoluto, mentre io credo che il più pulito degli esseri umani in generale e dei politici in particolare"abbiano la rogna" (dal proverbio romanesco: "er più pulito c'ha la rogna").

Il Vecchio ed il Nuovo Testamento si fondano su un' idea di base: che l' uomo sia un peccatore che solo la misericordia di Dio può salvare, (la Chiesa Cattolica, in particolare, ha fatto del peccato il suo business principale). Ebbene, tu credi che una filosofia come quella giudaico-cristiana che vive e sopravvive da oltre 6.000 anni (i primi 4.000 solo ebraici) e che ha resistito (indenne) a tutti i progressi tecnologici e intellettuali di tante generazioni di uomini, possa essere basata su un errore di valutazione, su una visione sbagliata della natura umana? Io non lo credo!

Io credo, al contrario, che tutte e tre le religioni monoteistiche (che in realtà è una sola, quella ebraica, perchè le altre due sono emanazione della prima) siano basate su un sano realismo che poi è anche il MIO realismo e non il tuo, caro echoes.

Cosa dice agli uomini, Dio Padre Onnipotente? Tu, ometto, sei un ottuso peccatore, lo sei e lo rimarrai fino alla morte, MA .... se ti impegnerai a praticare qualche virtù, almeno ogni tanto, se ti sforzerai di farlo nei limiti delle tue capacità e se, soprattutto, crederai in ME, allora Io ti premierò! Come, quando?

Dopo la morte, ovviamente!

Perchè dopo e non prima? Perchè è impossibile rimanere senza peccato su questa terra, che è un luogo di pena (un penitenziario) in cui, del resto, Io ti ho mandato in punizione quando tu hai commesso il primo peccato, quassù, nel regno dei cieli, dove ti avevo posto all' inizio!

Ebbene, caro echoes, tu e tutti coloro che la pensano come te, siete convinti che non occorra aspettare la morte per raggiungere e praticare la santità, Tu credi che l' uomo possa praticare la virtù assoluta qui, in terra. Ne sei così convinto da avere l' improntitudine di definire te stesso "orgogliosamente onesto".

La Chiesa, che di peccati se ne intende, ha messo l' orgoglio fra quelli particolarmente esecrabili! Che sia per questo che tu dichiari di aver perso la fede? Forse perchè non ti piace l' idea di essere un peccatore miserabile quanto lo sono io e lo siamo tutti?

Pensandoci bene, tutti coloro che credono di poter creare il Paradiso in terra, devono per forza abiurare la fede in un Dio che ci definisce inguaribili peccatori .....

Al contrario - forse - di te, io ho perso la mia non per sostituire quella in Dio con quella negli uomini "orgogliosamente onesti", come te e Di Pietro. Anche io, come la Chiesa, vedo le miserie umane, ma non le chiamo peccati, le chiamo intrinseche e ineliminabili debolezze e ne ho umana, fraterna e comprensiva pietà.

Anch'io - però - coltivo una speranza, anch' io credo in qualcosa! Credo nel lento, lentissimo sviluppo della cultura e, quindi, della intelligenza.

Credo che, attualmente, l' uomo usi una quantità minima del suo potenziale intellettivo e che quel poco lo sprechi principalmente nel tentativo vano di guadagnarsi la vita eterna oppure in quello - ancora più pernicioso - di illudersi di poter cambiare questo mondo a colpi di sogni irrealizzabili e di presunzioni di sè, a colpi di dichiarazioni di "orgogliosa onestà" e di disprezzo per chi non crede nelle utopie, a colpi di moralismi astratti e di leggi liberticide promulgate in nome della propria astratta visione del mondo.

La mia idea è che non esistano paradisi nè in cielo, nè in terra e che ricercarli ostinatamente (e vanamente) atrofizzi il cervello, cioè rallenti il raggiungimento dell' era in cui gli uomini non peccheranno più non perchè hanno DECISO (a tavolino e per legge) di non farlo più, ma perchè non ne avranno più la NECESSITA'.

Ma perchè questo avvenga, il loro cervello dovrà essersi sviluppato anche fisicamente, portando la percentuale del peso dello stesso, rispetto al corpo, dall' attuale 2% ad almeno il doppio. Non so se questo avverrà mai, non posso saperlo. So solo che questa evoluzione è più teoricamente possibile oggi di quanto lo fosse appena pochi decenni fa. Il cervello, infatti, si sviluppa grazie alla conoscenza, cioè alla cultura ma, per accrescere la cultura, occorre essere sollevati dalla necessità di procurarsi faticosamente il cibo, il che può avvenire solo attraverso una tecnologia sempre più raffinata, il che può avvenire solo grazie allo sviluppo economico, il che può avvenire solo grazie ad un sistema capitalistico!

Come vedi, caro echoes, sono arrivato alla risposta alla domanda che mi poni. Perchè Berlusconi è meglio di Veltroni, persino ora che hanno praticamente lo stesso programma economico? Perchè Berlusconi crede nel capitalismo e Veltroni no, fa solo finta. E se anche fosse sincero, lo sarebbe solo lui, nel suo schieramento politico. E se lo fossero anche tutti gli altri - sinceri - non saprebbero come metterlo in pratica, il capitalismo, se non nella sua forma parassitaria e statalista (cioè deteriore), per il semplice fatto che non hanno mai fatto altro, nella vita, che chiacchiere astratte, inseguimenti di farfalle solidaristiche, collettivistiche, ecologistiche, giustizialistiche, col solo risultato di frenare pesantemente lo sviluppo del nostro paese.

Io non pretendo di "convertirti" all' uso del realismo e della razionalità, caro echoes. Sarei già soddisfatto se fossi riuscito ad insinuarti un piccolo dubbio sulla perniciosità del moralismo. Ripeto: "moralismo". La moralità è tutt' altra cosa ... e consiste, secondo me, nel riuscire a rispettare il nostro prossimo sempre, anche quando vede le cose in modo diverso o quando non riusciamo a capire quello che dice.

Alla prossima, ciao!

PS Vedo che della vita e delle opere di JFK sai pochino ....