lunedì 31 marzo 2008

l'utimo soprannome: Waltindustria

Indovinello: chi ha inventato l' ultimo pseudonimo di Veltroni? Risposta: il direttore e compagno Sansonetti, su Liberazione di oggi. Secondo lui, Walter/Confindustria, Waltindustria, è diventato più liberal-capitalista di Berlusconi e degli operai se ne strafotte.

Come mi è capitato di dire già, io credo alla buona fede di Veltroni e - quest' oggi mi voglio rovinare - persino a quella di Bersani. Le folgorazioni sulla via di Damasco avvengono da tempi immemorabili, solo che i "convertiti" sono guardati con sospetto persino dopo morti. In Italia, invece, parrebbe che queste conversioni siano prese per oro colato da molti miei concittadini, a poche settimane dal loro accadimento. Ma è davvero così?

Io credo di no. Io credo che sia tutta colpa di Berlusconi! Pur di non votarlo, un terzo degli italiani sarebbe disposto a credere anche nella capacità degli asini di svolazzare nell' aria rasentando le cime degli alberi. Figuriamoci, allora, se gli ex -trinariciuti possono azzardarsi a manifestare i loro dubbi nei confronti della conversione di Veltroni, cioè di uno così convincente che persino un vecchio cinico come me è disposto a riconoscergli la buona fede!

Coraggio, compagno Sansonetti, chetati. Se il tuo partito riescirà a strappare tanti voti al PD, come io ti auguro di tutto cuore, questa ubriacatura di waltindustrialismo svanirà a poche ore dalla conta dei voti e Prodi tornerà a bussare alla vostra porta, col cappello in mano.

Ma anche se non subisse una disfatta così rovinosa, tranquillizzati lo stesso: i compagni del PD-DS-PDS-PCI, come li chiama il Berlusca, avranno anni e anni di tempo (almeno 5 ma spero 20) per disintossicarsi dalla ubriacatura waltindustrialista, Calearo sarà sodomizzato in un bagno di Montecitorio dall' operaio sopravvissuto alla tragedia di Torino, Colaninno si stuferà di pigiare bottoni a comando in Parlamento, tornerà in famiglia e tutto rientrerà nei binari della normalità ....

Amen.

Liberazione
30/03/2008

Il Partito democratico celebra la conferenza operaia a Brescia e propone un patto con gli industriali
Veltroni: «Senza crescita non c'è possibilità di redistribuzione». Giordano rilancia la sfida sui salari

Waltindustria parla agli operai:
Producete di più o sono guai

Piero Sansonetti
A Brescia si è svolta ieri la conferenza operaia del Pd. Hanno parlato alcuni operai - circa quattro - e alcuni esperti; poi ha parlato anche Veltroni. «Conferenza operaia» è una espressione importante, che viene molto da lontano. Dal Pci. Il Pci - che era un partito fortemente operaio e lavorista, e piuttiosto ostile alla Confindustria - poi divenne Pds, poi Ds, poi - fondendosi con la Margherita, erede della Dc - divenne partito democratico e infine partito democratico per Veltroni, come sta scritto ora sul simbolo elettorale. Durante questo cammino, accidentato, si è abbastanza persa l'impronta operaia e lavorista. Così oggi quella dicitura ("Conferenza operaia") è più un simbolo del passato che una cosa vera. Infatti Veltroni ha parlato pochissimo di operai. Ha parlato parecchio di industriali e di impresa - piccola, media, grande - e della necessità che aumenti la produzione, e quindi i profitti dell'impresa, perché se non aumenta la Crescita - ha detto testualmente e ha spiegato con chiarezza agli operai presenti - la redistribuzione non è possibile. E' stata questa la risposta diretta alle proposte della Sinistra Arcobaleno per il lavoro. Venerdì, e di nuovo ieri, Giordano, il segretario di Rifondazione, aveva lanciato una sfida al Pd su salari, pensioni e precari. Aveva detto: dobbiamo aumentarli, è questa l'emergenza, i lavoratori hanno diritto a un «risarcimento». La risposta di Veltroni è stata chiara: l'ipotesi di avere un risarcimento sociale è "irricevibile". Cosa vuol dire risarcimento sociale? Semplicemente questo: visto che negli ultimi vent'anni c'è stato un enorme spostamento di ricchezza dai salari ai profitti (e alle rendite) occorre una politica che riduca i profitti (e le rendite) e aumenti i salari (e gli stipendi, e le pensioni) per attenuare gli squilibri esistenti. Risposta: no. Veltroni invece propone un patto tra produttori che abbia come risultato un aumento della ricchezza. La redistribuzione -spiega - può avvenire solo su questo aumento. Cioè ci si può mettere d'accordo che l'aumento di ricchezza ottenuto con un maggior sfruttamento del lavoro, non vada, come al solito, tutto ai padroni ma, in qualche porzione, sia elargito ai lavoratori. Più di questo non si può fare. Perché - spiega Veltroni, sul tema in pieno accordo con Confindustria, e potremmo anzi riassumere le due posizioni con l'acronimo «Waltindustria» - l'attuale ricchezza italiana è così piccola che c'è poco da distribuire. Cosa volete distribuire: le briciole?
Noi per la verità non siamo del tutto convinti. Per esempio, proprio ieri ci hanno portato il cedolino con gli stipendi di una ventina di top-manager. Di grandi aziende, fabbriche, ditte varie. Beh, quello che sta peggio è il povero Montezemolo, con appena 7 milioni di euro all'anno. La somma degli stipendi di questi 20 top è di 200 milioni di euro. Facciamo questa ipotesi: lasciamo loro 20 milioni, cioè un milione di euro a testa (e possono sopravviverci). Gli altri 180 milioni li redistribuiamo, e raddoppiamo lo stipendio a 10 mila operai. O questo potrebbe far saltare il patto tra produttori?

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insomma, lo devo confessare!

A me Bersani sta simpatico, umanamente parlando. L' intervista che ha rilasciato alla Stampa e che potete leggere qui mi ha addirittura intenerito. E poi dicono che i politici siano dei mostri senza anima! Ma no, ragazzi, sono gente comune, come me e voi, con sogni, speranze, illusioni, incazzi, invidie, simpatie ecc ecc.

Bersani sa che perderà le elezioni ma non può certo dirlo, in campagna elettorale, e allora si arrampica sugli specchi come faremmo noi al suo posto, se facessimo il suo stesso mestiere.


Mi intenerisce, il Bersani, soprattutto se lo paragono ai tanti imbecilli che circolano sul web e che voteranno per lui senza neanche sapere il perchè, anzi, con un unico perchè: l' odio viscerale e acritico per Berlusconi. Odio che mascherano con le solite parole d' ordine che ripetono da 15 anni, ad ogni tornata elettorale.


Vabbè, non sono così settario da ignorare che anche fra gli elettori di Berlusconi gli imbecilli abbondano. D' altra parte, questa è la democrazia, baby! Una testa, un voto. La scarsa qualità della suddetta testa non è una discriminante, anzi!

Diceva un saggio che un cretino è un cretino, due cretini sono due cretini e mille cretini sono un partito .....


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il monumento al Cavaliere

Cercando in "Google" una foto a commento del mio prossimo post, mi sono imbattuto in un blog straordinario che non dovete assolutamente perdervi. Pensate che esiste uno di noi, un cittadino italiano presumibilmente normodotato, che da quasi 5 anni (esattamente da venerdì 19 dicembre 2003) raccoglie tutte le dichiarazioni di Silvio Berlusconi!!!

Il suo intento, manco a dirlo, è quello di ridicolizzare il Cavaliere (come testimonia la famosa fotografia, che abbellisce il sito, in cui il nostro eroe fa le corna) ma il risultato, a mio modesto avviso, è quello di avergli eretto un monumento!

Siate sinceri: riuscite ad immaginare uno di noi berluscones passare la sua vita a raccogliere le dichiarazioni di un Veltroni o di un Prodi da tramandare alla storia, sia pure con l' intento di sputtanarlo? Io non ci riesco ...

Sapete cosa penso, freudianamente? Che la distanza fra l' odio e l' amore è davvero infinitesimale. Non a caso il contrario dell' amore non è l' odio, ma l' indifferenza ..... Berlusconi non è indifferente ad alcuno, tantomeno al simpatico blogger che ho citato e che vi invito a visitare cliccando qui

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domenica 30 marzo 2008

E' Berlusconi l' anomalia Italiana?


(disegno di ludus)

Pur essendo di ottima qualità, il fondo di oggi di Panebianco sul Corriere della Sera mi ha fatto capire quale sia la vera ragione della mia "antipatia" per i cosiddetti "opinionisti" nostrani: essi contribuiscono in modo rilevante alla nostra Grande Illusione di vivere in un paese "normale", la cui unica anormalità è costituita dalla presenza in politica di Silvio Berlusconi.

Io sono un berlusconiano "de fero", come direbbero a Roma, eppure non ho nessuna difficoltà ad ammettere che Berlusconi rappresenti una anomalia. Ma il problema è: anomalia rispetto a quale normalità? A quella degli altri paesi occidentali, capitalisti e liberisti? Certamente sì. Anomalia rispetto alla normalità italiana? Assolutamente, no! Perchè?

Perchè noi NON siamo un paese normale e non lo siamo mai stati fin dall' inizio, fin dal lontano 1861.

La prima anomalia è stata la creazione di uno stato unitario e centralista, calato e imposto dall' alto su una realtà che definire atomizzata è poco. Se c'era uno stato, in Europa, che avrebbe dovuto nascere federale era proprio l' Italia. In Italia, per esempio, si parlavano, allora, più lingue diverse di quante se ne parlino oggi nella intera Unione Europea allargata!

I nostri possono essere definiti dialetti oggi che sono stati imbastarditi dalla diffusione dell' italiano, ma allora erano lingue vere e proprie, incomprensibili l' una all' altra, non solo in ambito statale, ma anche regionale, e persino provinciale e, in molti casi, addirittura comunale.

Le lingue diverse non sono solo l' emissione di fonemi diversi, sono anche il prodotto di culture diverse, di culture millenarie, nel nostro caso.

Già questa anomalia ci pone al di fuori di ogni concetto di "normalità", come Nazione, perchè se è vero che la lingua italiana, grazie alla scolarizzazione diffusa e soprattutto alla TV, è ormai capita da "quasi" tutti i cittadini italiani, è anche vero che le cento culture originarie che stavano dietro alle cento lingue diverse sono tutt' ora assai radicate.

Lo affermo sulla base della considerazione che è la scuola a fornire cultura e la nostra scuola tutto fa meno che questo. Non riesce a farlo l' Università, figuriamoci le scuole inferiori!

Che la diversità delle culture sia un arricchimento è una delle favole buoniste che circolano nel nostro paese. Si trae arricchimento dal contatto con culture diverse solo quando se ne possieda una, la propria, ben forte e strutturata, altrimenti no!

Le diverse culture italiane hanno un solo collante, purtroppo: quello della religione cattolica. Ed è proprio questo collante che, a mio avviso, costituisce la seconda grande anomalia di questo paese: la presenza dello Stato della Città del Vaticano annidiato FISICAMENTE nel centro stesso della nostra Capitale.

La terza nostra grande anomalia è stato il ventennio fascista, quello che ha inventato le corporazioni, quello che ha inventato lo statalismo, quello che ha inventato l' uso degli intellettuali organici al potere, quello che ha inventato il giornalismo velinaro, quello che ha inventato il pensiero unico, quello che ha inventato la Rai come voce del Padrone politico, quello che ha inventato la retorica come sostituto della cultura, quello che ha inventato il cinema sovvenzionato dallo Stato, quello che ha inventato l' autarchia, quello che ha inventato la ridicolizzazione dell' avversario politico come arma più efficace della prigione e dell' uccisione, quello che ha inventato la convivenza fra Stato e Chiesa, quello che ha inventato l' ora di religione nelle scuole statali, quello che ha inventato l' odio viscerale per i liberali e per i liberisti, quello che ha inventato la venerazione per i capitalisti parassitari alla Gianni Agnelli e potrei continuare a lungo in questa elencazione di tutto ciò che costituisce ANCORA OGGI l' anomalia italiana, rispetto a tutte le altre nazioni occidentali.

Sì, amici miei, perchè tutte le nefandezze che ho appena elencate sono ancora vive e presenti oggi, se non nella Costituzione, di certo nella nostra becera cultura collettiva post fascista.

Caduto il fascismo, infatti, democristiani e comunisti le hanno fatte proprie, le hanno perpetuate, coltivate, innaffiate, rinvigorite ed esaltate con le conseguenze di quegli sfaceli economici e sociali che sono sotto gli occhi di noi tutti.

Quarta anomalia di questo paese è il sindacato inteso come organo politico e non come una libera e volontaria associazione di lavoratori avente come unico scopo quello di strappare all' imprenditore quanto più salario quello sia disposto a concedergli spontaneamente, ma con ben chiaro in mente che per avere più soldi bisogna che l' azienda ne guadagni!

Se continuassi a rifletterci sopra, di certo troverei altre "anomalie" italiane da segnalavi, ma è arrivata l' ora di pranzo e ho fame! E poi potreste anche sforzarvi un po' voi, no?

In ogni caso, e concludo, quelle che ho elencate sono, a mio avviso, più che sufficienti a NON scandalizzarsi solo della "anomalia Berlusconi" anche perchè solo Berlusconi potrebbe, se gliene dessimo la possibilità e gliene lasciassimo il tempo, cominciare a smantellare tutte le altre, quelle davvero gravi, davvero intollerabili, davvero mortifere che ho cercato di illustrarvi quest' oggi.


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e lo chiamano giornalismo!

(nella foto: "Figura prona" in creta patinata, Amanda World).

Vi segnalo, stamattina, un articolo assai emblematico dello stato in cui versa il giornalismo in Italia (stato che spiega e giustifica leggi come la par condicio e il divieto di pubblicazione dei sondaggi in campagna elettorale).

L' Autore dell' articolo, tal Lorenzo Mondo de La Stampa, ha una notizia da dare: Veltroni, in Calabria, attacca la 'ndrangheda ma lo fa in modo spudoratamente demagogico. Punto! Non può nascondere la notizia perchè i suoi lettori l' hanno già vista e sentita in TV direttamente dalla bocca di Veltroni e allora la dà. Ma la dà stando in ginocchio e prono! Prono al suo editore che ha interesse a far vincere Veltroni.? Sì, certo, ma non solo. La cosa peggiore è che questo "giornalista" è prono a sè stesso, al suo partito di riferimento, al suo candidato preferito. La sua funzione "giornalistica" è quella di edulcorare quella verità che non può nascondere, al fine di farla digerire a quei quattro elettori di Veltroni su cento che si fossero accorti della vacuità del loro candidato e che, magari, si fossero indignati e che magari potrebbero decidere di non votarlo più ... Osservate la sua tecnica: la prende alla larga, addirittura da Giannini, poi ci ricama un po' su, poi finalmente dà la notizia, ma avvertendo che il fenomeno riguarda tutti i politici e tutti gli schieramenti, della serie: se tutti peccano, nessuno pecca!

Non ho ancora visto commentare un' altra perla veltroniana, fresca fresca di ieri: al termine di un suo comizio, in teatro, il Nostro Impareggiabile Eroe ha detto che il suo slogan elettorale "Lo possiamo fare" ormai è superato perchè, testuale, "Lo stiamo già facendo"!

Domanda: ma se siamo ancora in campagna elettorale, cosa cazzo è che sta già facendo?!!!
Manco a dirlo, il teatro è venuto giù dagli appalausi.

Queste stronzate veltroniane non mi scandalizzano affatto, nè mi scandalizza che i suoi fans lo applaudano. Veltroni dice loro quel che vogliono sentirsi dire, cioè nulla di concreto ma molto di astratto, tanto per poter sognare, che poi è tutto quello che desidera il popolo di sinistra da quando è comparso, sulla scena politica, poco più di un secolo fa ...

No, quello che mi scandalizza è che non ci sia - in Italia, - uno straccio di giornalista politico indipendente che possa scrivere su uno straccio di giornale indipendente. Mi scandalizza, di fatto, che 60 anni di democrazia non abbiano prodotto neanche un giornalista degno di questo nome.

Una democrazia senza una stampa libera non è democrazia. Questo lo sappiamo tutti eppure sembra che, a parte Grillo, nessuno abbia la decenza di dirlo ...

La Stampa
30/3/2008
Qualunquista sarà lei

LORENZO MONDO
Una incognita della poco incisiva campagna elettorale riguarda - come scrive Luigi La Spina - il possibile arrivo «di una grande depressione anche nell’affollamento alle urne». Nasce dalla frustrazione di tanti italiani per le prove di governo offerte dall’uno e dall’altro polo, per gli infiniti compromessi e distrazioni che hanno portato alla paralisi di ogni decisione anche sugli obiettivi condivisi a parole dai due schieramenti. È una sfiducia nella politica che viene bollata, magari sottovoce per non pagare pegno, di qualunquismo.

In realtà il termine qualunquismo deve essere riconsiderato, estendendolo ben al di là delle sue origini storiche: quando venne assunto orgogliosamente, nel l946, da Guglielmo Giannini che ne fece il vessillo di una contestazione reazionaria della Repubblica e delle sue fresche istituzioni. Per quel partito fu una effimera stagione, cancellata da una vivace partecipazione popolare al dibattito politico e al confronto elettorale.

Negli ultimi anni, il vento è cambiato e, senza disconoscere le mende dei nostri concittadini, inclini alla strenua difesa del «particulare», la prima responsabilità va cercata nella classe politica che li ha rappresentati. In quello che potrebbe essere definito il qualunquismo che viene dall’alto. Non mi riferisco all’attenuazione del contrasto ideologico, al modo più disincantato e civile di contrapporre i valori della libertà e dell’uguaglianza. Penso piuttosto ai generici programmi che vengono proposti dalle due parti in un imbarazzante gioco al rialzo, si tratti delle sorti dell’Alitalia, delle necessarie infrastrutture, della lotta alla criminalità.

Penso, ma è soltanto l’ultimo dato di cronaca, all’intimazione rivolta da Veltroni alla ‘ndrangheta di non votare per il Pd, che è deciso ad annientarla. Ovviamente apprezzabile, ma non tale da apprestare concreti rimedi a certe complicità. Mentre suona vagamente surreale la proposta di creare una specie di Bocconi per aspiranti manager in una regione dove si sono avuti sei ammazzati in quattro giorni. È un esempio, che non annulla altri meriti di Veltroni (come la rottura a sinistra). E nessuno dei candidati premier sfugge all’esorbitanza ed evanescenza programmatica. C’è da sperare che non incoraggino troppe astensioni tra i «qualunquisti» di ogni ordine e grado.




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il cannocchiale

sabato 29 marzo 2008

e la chiamiamo democrazia!

Volevo andare a consultare un sondaggio di Febbraio. Ho cliccato sul solito link e ho trovato la pagina di "sondaggi politico elettorali" con questa scritta:

L'attività del sito www.sondaggipoliticoelettorali.it è sospesa in applicazione dell'art.8 della legge 22 febbraio 2000, n.28 e delle delibere dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni n. 33/08/CSP del 21 febbraio 2008, pubblicata sulla G.U. n.47 del 25 febbraio 2008 e n. 34/08/CSP del 6 marzo 2008, pubblicata sulla G.U. n.59 del 10 marzo 2008.


Sono così avvilito, così desolato, così offeso nella mia dignità di cittadino adulto e responsabile, che non ho neppure la forza di incazzarmi ...

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"Mi occuperò delle tensioni nel mondo"

Mi sento un po' razzista nell' accogliere con sollievo la notizia che Prodi si occuperà delle "tensioni del mondo". Il razzismo è un brutto sentimento che danneggia anche chi lo coltiva e allora cerco di riscattarmi immediatamente, esclamando: ma che male hanno fatto quei poveretti, che hanno già i loro guai, per meritarsi che uno come Prodi li prenda in cura? Noi un Prodi ce lo siamo meritati mandandolo per ben due volte a Palazzo Chigi (due volte, capito?!!), pur sapendo perfettamente chi fosse, ma loro no! Loro sono innocenti!
Vabbè, speriamo per loro che sua moglie lo dissuada e se lo tenga in casa, per quanto, come speranza mi pare piuttosto irrealistica. Ve lo immaginate cosa vorrebbe dire per una moglie, per quanto cattolica e votata al sacrificio possa essere, avere fra i piedi un marito così per tutto il giorno?

Ma la notizia vera è che Prodi non terrà la tradizionale conferenza stampa di fine campagna elettorale. Veltroni, già incazzato che l' affare Alitalia abbia ridato visibilità al nostro eroe, deve averlo pregato in ginocchio di non fargli la mascalzonata di farsi vedere dagli italiani a poche ore dall' apertura delle urne ....

Manco a dirlo, il Corriere sposa la tesi che la rinuncia sia stata determinata dalla sensibilità istituzionale del nostro, dalla squisita correttezza democratico per la quale va famoso, quella che lo consigliò di andare a Palazzo Chigi pur NON avendo vinto ma solo pareggiato le elezioni, quella che lo indusse ad occupare tutte le istituzioni pur avendone diritto solo alla metà.

Ma è inutile infierire: ci sta pensando Veltroni a fargliela pagare, obbligandolo a tragugiare quintali di cacca, tutti i giorni, poveretto.

Il Corriere della Sera
28 marzo 2008
Prodi: niente conferenza stampa finale
"Mi occuperò delle tensioni nel mondo"

Lettera a Petruccioli: il capo del governo non dovrebbe dare un «indebito vantaggio» alla sua parte politica


ROMA - Non c'è proprio più spazio per la politica nella vita del premier «in scadenza» Romano Prodi. Con una lettera al presidente della Rai Claudio Petruccioli ha espresso l'intenzione di rinunciare alla conferenza stampa al termine della campagna elettorale. Il motivo: tener fede al principio che il capo del governo non dovrebbe dare un «indebito vantaggio» alla sua parte politica. Cosa che peraltro il professore contestò all'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel 2006.

TENSIONI NEL MONDO - Il Presidente del Consiglio dimissionario ha detto in tutte le lingue che non intende più entrare nell'agone politico. Farò il nonno, aveva annunciato tempo fa. E ora, alla platea dell'Università di Friburgo che gli ha assegnato la laurea ad honorem in Scienze politiche, ha detto che nel suo futuro c'è spazio per "le tensioni del mondo". «Vacanze, riposarmi e dare, se possibile, un contributo anche informale alle tensioni che abbiamo nel mondo. Io sono sempre stato interessato alle relazioni con l'Asia, la Cina, l'India, il Medio Oriente e l'Africa, quindi questo è chiaramente qualcosa che merita di essere approfondito e di essere coltivato in futuro». La laurea a Prodi è stata motivata col fatto che lui «è un grande europeo» e c'è »la speranza che assuma un qualche ruolo internazionale».


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rimanere (sinceramente) basiti


Blogger Rabelez ha detto...

ma dai, è che al berlusca gli cascavano i capelli all'idea di trovarsi ancora di fronte all'Annunziata! e quindi ha preso la palla al balzo. Comunque l'ultima notizia è che ci sarà il duello finale, 11 aprile da Mentana. Forza Uolter!

29 marzo 2008 0.24


Blogger paraffo ha detto...

Purtroppo ho sentito anche io la notizia che l' 11 Aprile il confronto ci sarà. Ribadisco che questo è un errore, da parte di Berlusconi e del suo staff elettorale.

Quanto alla paura di affrontare l' Annunziata, io rimango sinceramente basito! Ti prego di credere che non lo dico da sostenitore del Berlusca, quale effettivamente sono, ma da osservatore delle cose umane e ..."hobbysta" della storia.

Uscite come la tua, amico Rabelez, mi fanno tornare alla mente le barzellettine per scolari delle elementari che andavano di moda decenni e decenni fa, imperniate sul rapporto fra le mosche e gli elefanti. Le battute nascevano, ovviamente, dalla spropositata differenza di dimensioni fra le une e gli altri.

Il solo pensare che una mosca (Annunziata) possa impensierire un elefante (Berlusconi) ha del surreale e muove al riso.

Mi correggo: "muoverebbe" al riso se non fosse una vera tragedia, nel senso chè è desolante constatare come la propaganda politica possa portare un cittadino normodotato, quale immagino tu sia, a perdere il contatto con la realtà fino al punto di ipotizzare che uno degli uomini più ricchi (e potenti) del mondo possa essere impensierito dalle punzecchiature di una giornalista qualsiasi (sia pure brava) come la Annunziata.

Ti faccio notare che tre quarti delle difficoltà della vita sono dovute proprio alla difficoltà degli uomini nel rapportarsi alla realtà, nel loro continuo sopravvalutarla o sottovalutarla.

Questo fatto è sempre assai triste, ma in politica è una vera tragedia e lo stato disastroso in cui versa l' Italia ne è una palese dimostrazione


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venerdì 28 marzo 2008

Niente "Porta a Porta"? E allora niente "In 1/2 Ora"! Ottimo!

Grande Sivio! Vai così! Hanno voluto conservare la par condicio? Era ora che i cattomarxisti ne pagassero le conseguenze .... Il Berlusca non ha bisogno nè di TV nè di giornali per vincere le elezioni, anzi, questa è una ghiotta occasione per smascherare un' altra delle bugie con cui ci stanno triturando le palle da 15 anni!

Berlusconi vince perchè 3/4 degli italiani non ne possono più di essere governati da pauperisti di sacrestia e da pauperisti di sezione. Per batterlo alle elezioni ci sono solo due modi: o un bell' avviso di garanzia che i suoi alleati prendano sul serio (come nel 96) o un' altra ammucchiata insensata tipo l' Unione di Prodi (come nel 2006).

Senza uno di questi due ingredienti, Berlusconi vince e non ci sono cazzi! Agli avvisi di garanzia non crede più nessuno, per fortuna! Quanto a ricostituire l' Unione, ci credono ancora solo i comunisti arcobalenati.

Quindi, per quanto mi riguarda, se Silvio tiene botta e impedisce a sè stesso e a Veltroni di tornare in TV, la campagna elettorale è già finita e vinceremo noi, senza ombra di dubbio, specie se davvero in ogni seggio ci sarà uno dei nostri a controllare che non spariscano le schede ....


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promemoria per chi fosse tentato di .....

....... votare per UDC, Destra, SA o Partito Socialista.

Vorrei sommessamente ricordare a chi stesse accarezzando questa idea, che TUTTI E QUATTRO questi partiti corrono da soli NON per una libera scelta ma soltanto perchè sono stati respinti, rispettivamente, dal Pdl e dal PD. Ne consegue che tutte le argomentazioni che i leaders di quei partiti stanno usando contro chi non li ha voluti sono false, cioè sono dettate esclusivamente dall' astio e dal rancore.

Voi prendereste per buone le critiche che un marito abbandonato rivolgesse alla ex-moglie? Non credo proprio .... e allora che senso ha prendere per buone quelle di quei 4 partiti?

A chi non trovasse giusto il mio paragone vorrei far notare che il "buon senso" che usiamo nella vita di tutti i giorni è lo stesso che dovremmo usare nel giudicare le cose della politica.

Dunque, non votare per quei 4 partiti non è una questione di utilità politica ma di semplice e comune e banale buon senso!


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Non voglio il faccia a faccia in TV

Nossignori! Questo faccia a faccia non s'ha da fare per un motivo molto semplice: Berlusconi, essendo avanti nei sondaggi, avrebbe tutto da perdere e Veltroni, essendo indietro, avrebbe tutto da guadagnarci. Punto!

Qualsiasi argomentazione dei fautori del faccia a faccia, che sia fondata o meno, perde valore - a mio parere - di fronte a quella che ho appena esposto. Si partecipa alle campagne elettorali per vincerle, non per divertire i telespettatori e tantomeno per favorire l' avversario, non vi pare?
Se un elettore è così sprovveduto da aver bisogno, per decidere, di vedere i due contendenti battibeccare senza costrutto, è meglio che rimanga con le sue idee confuse e voti a caso o, ancora meglio, che non voti affatto!

Trovo ridicolo scimmiottare gli americani quando la nostra situazione politica è così diversa dalla loro. Gli americani devono scegliere, semplicemente, il ... "ragioniere" che sappia amministrare meglio le loro tasse, noi siamo ancora alle prese con le scelte di sistema: capitalismo di stato o capitalismo privato, capitalismo liberale o liberista, permanenza nella Nato o uscita, alleanza con Israele o con i palestinesi? Gli imprenditori sono eroi o sciacalli? I sindacati fanno politica anticapitalista o tutelano gli interessi dei lavoratori?


Insomma, noi non siamo chiamati, come gli americani, a scegliere il candidato più telegenico o l' oratore più brillante, perchè tanto entrambi concordano sulle scelte di fondo, per noi è questione di vita o di morte, di sviluppo o di stagnazione, di progresso economico e sociale o di regresso e non c'è chiacchiera televisiva che possa far dimenticare, ad un elettore consapevole, questo nostro drammatico problema di fondo.


Solo chi non ha capito qual' è la posta in gioco può pensare che votare l' uno o l' altro degli schieramenti sia la stessa cosa, cioè pensare che "uno vale l' altro"! Non è così! E l' elettore così imbecille da pensarlo è meglio che non voti neanche ...
La democrazia, che si basa sul principio di ... "una testa un voto", a prescindere che si tratti di una testa pensante o di una testa di cazzo, è un sistema pessimo che serve a far prevalere gli imbecilli. Purtroppo, però, tutti gli altri sistemi sono peggiori perchè producono ugualmente degli imbecilli, ma imbecilli sanguinari!!! Quindi, meglio sempre e comunque una democrazia, per quanto becera e stolta possa essere.

Riconoscere questo non comporta però la rassegnazione al trionfo sistematico della stupidità, quindi vediamo di parlare di cose serie invece che di faccia a faccia televisivi che sono, da noi, un falso problema, anzi, peggio, un titillamento della stupidità dell' elettorato.



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giovedì 27 marzo 2008

Bianchi passa dalla SA al PD

Lascio il commento a questa notizia ad un tizio che di politica ne capiva qualcosa: Giovanni Giolitti (Mondovì, 27 ottobre 1842 – Cavour, 17 luglio 1928):


Il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie consiste in una poltrona ministeriale, che trasforma un insorto in un burocrate.





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perche vincerà Berlusconi

Come sa bene chi mi segue con regolarità, io non pubblico articoli tratti da giornali amici. La verità è che neppure li leggo. Pensate che da quando, nel 2001, Berlusconi vinse le elezioni, io smisi di guardare i canali Mediaset. Non smisi di guardare solo i TG, ma tutte le trasmissioni, fictions comprese, che pure mi piacciono molto. Nel cercare una spiegazione a questo anomalo comportamento scarto, di proposito, la possibilità di essere un bastian contrario. La scarto perchè non mi piace, mica perchè non sia possibile, anzi! La spiegazione che, invece, mi piace di più è quella razionale: che senso ha - mi domando - che perda il mio tempo ad ascoltare chi so già che è d' accordo con me? A cosa mi serve trovare conferme a quel che penso già per conto mio? Se, come è accaduto sette anni fa, è la mia parte politica a governare, come faccio a sapere se sta governando bene? Leggendo i giornali che la sostengono?! Certo che no! Bisogna proprio che legga i giornali degli oppositori, se voglio sapere cosa sta succedendo realmente. Ma se questi raccontano balle e parlano male del Governo per .... partito preso? Beh, io penso che ad un ascoltatore o lettore attento, le balle risultino sempre evidenti. Le menzogne sono molto più stupide e fragili della verità e riescono ad ingannare solo chi VUOLE essere ingannato. I truffatori di professione sanno bene che riescono ad imbrogliare solo coloro che vogliono essere ingannati. Basta che il truffando non abbia questa attitudine e persino i professionisti della truffa falliscono. Tutto questo pistolotto, solo per introdurvi alle lettura di un bell' articolo della Stampa di Torino, giornale degli Agnelli e perciò antiberlusconiano, che descrive, a mio avviso ottimamente, le ragioni per le quali Berlusconi vincerà le elezioni. Che all' articolista "roda" questa vittoria è palese, ma intanto la verità la dice, e tanto mi basta.

La Stampa
25/3/2008
Il contratto di Silvio
Berlusconi stabilmente in vantaggio. Forse perché queste elezioni sono assai meno nuove di quanto abbiamo sperato.

ANDREA ROMANO
C’è poco da fare, Silvio Berlusconi è ancora avanti. Saranno cinque, sette o nove i punti di vantaggio sul Pd ma quel che conta è che a meno di tre settimane dal voto il suo distacco si è fatto stabile e robusto.

In attesa di conoscere il colpo di scena con cui Walter Veltroni tenterà di ribaltare la situazione, viene da domandarsi quale sia il segreto di questo settantenne che sembra essersi acconciato ad una campagna elettorale di piccolo cabotaggio senza essere mai stato neanche insidiato dall'inseguitore. Difficile che la sua arma in più sia nascosta nella coalizione, che nel frattempo si è fatta più circoscritta e radicale e nella quale non si notano personalità in grado di aggiungere dosi rilevanti di carisma o prestigio. Altrettanto prevedibile è stata fino ad oggi la qualità della sua proposta politica, che a parte l'alzata d'ingegno dell'Alitalia (peraltro tutta da verificare e a forte rischio di autogol) si è organizzata su uno spartito già ampiamente noto: contratto con gli italiani, anticomunismo, sicurezza. Il tutto ripreso dal suo bagaglio più tradizionale ma recitato su toni più bassi di qualche ottava, senza i fuochi d'artificio dei tempi che furono e con l'aggiunta di una pacatezza - questa sì sconosciuta - verso un futuro economico che il berlusconismo prima maniera ci avrebbe descritto come sfavillante contro ogni evidenza. Persino il look e il linguaggio del corpo si sono fatti più flemmatici, al limite dell'indolenza, con abbondanza di tristi camicie scure e la curiosa prevalenza del comizio da predellino sul gigantismo da palco al quale ci eravamo abituati.

Nonostante questo e molto altro di già visto e sentito, Berlusconi appare lanciato verso la sua terza vittoria elettorale. Perché alla fine dei conti anche questo voto coinciderà con un referendum popolare sulla sua persona, sul profilo di colui che nel quindicennio della transizione italiana ha rappresentato l'unico motore immobile della nostra politica. In assenza di autentiche alternative alla sua leadership, in mancanza di competitori sufficientemente forti o coraggiosi da sfidarne il carisma di cui gode presso i moderati italiani, l'elettorato sembra pronto a riprendersi quanto era stato accantonato dal voto del 2006 pur di lasciarsi alle spalle i due anni dell'Unione. Due anni che continuano a pesare, con la loro eredità tutt'altro che dimenticata di confusione politica e personale, nonostante gli sforzi che in queste settimane Walter Veltroni ha dedicato a farci immaginare che dall'oggi al domani una nuova e luminosa alba fosse iniziata per l'Italia e per il centrosinistra. Perché forse il vero segreto dell'ostinato successo di Berlusconi è proprio qui. Nel fatto che - nonostante i ridondanti annunci di novità - quelli che si fronteggiano sono i medesimi schieramenti che abbiamo conosciuto in tutti questi anni. Lo stesso Veltroni si è limitato a tonificare le proprie truppe, a superare il torpore dell'ultimo prodismo, dando qualche rinfrescata qua e là senza mutare la sostanza di una proposta e di un costume politico di cui l'Italia ha visto la concreta applicazione negli anni più recenti. E già oggi, nell'attesa di un miracoloso sfondamento da realizzare in meno di venti giorni, i suoi strateghi e luogotenenti sembrano concentrati sulla soglia di sconfitta minimamente accettabile per farlo rimanere al comando di quanto resterà del Partito democratico.

Una volta smaltito l'effetto-novità dei primi giorni, sono due le vecchie ricette che tornano ad affrontarsi in quella che le cronache ricorderanno come l'ennesima e inconcludente campagna elettorale della lunghissima transizione italiana. Una campagna che si appresta a concludersi con la vittoria di colui che più di altri ha rappresentato la continuità politica e culturale del quindicennio, anche nella sua ultima e più prevedibile versione.




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il cannocchiale

Un popolo di ipocriti

Ad inizio mese, l'Istituto Piepoli spa ha effettuato un sondaggio per conto del Sole 24 Ore in cui, fra gli altri, era posto questo quesito:

E quanto conterà nel determinare il suo voto la proposta di introdurre criteri di maggior meritocrazia, che consentano sia a scuola che sul lavoro, sia nel privato che nel pubblico, di premiare davvero i migliori?

Ebbene, non ci crederete, ma le due risposte assommate (MOLTO+ABBASTANZA) divise fra gli elettori delle 5 liste più importanti, hanno dato un risultato ENORME, cioè oscillante fra un minimo dell' 86% ed un massimo del 90%!!! Ma non è finita qui: sapete a chi appartiene quel 90% di grandi estimatori del MERITO? Agli elettori della Sinistra Arcobaleno!

Capite? Quello stesso popolo italiano che ha fatto, fin dal lontano '68, degli esami scolastici e universitari una burletta, quello stesso popolo che ha permesso ai diplomati degli Istituti tecnici di accedere a qualsiasi facoltà universitaria, comprese quelle dove una solida cultura di base non è un optional, che ha distribuito le cattedre universitarie in base all' adesione al pensiero unico (quello catto-marxista), che ha inventato il salario uguale per tutti e in tutta la penisola, che ha fatto dell' impiego nella pubblica amministrazione una sinecura, del portaborsismo un' arte, del tiramo a campà una bandiera nazionale, dell' attività politica un mestiere a vita, del giornalismo una testimonianza di appartenenza politica ecc ecc, questo stesso popolo, dicevo, interrogato sull' opportunità di tornare a valutare il merito, ha urlato compatto come un sol uomo: Si, lo voglio.
E quelli che lo vogliono ancora di più di tutti gli altri sono gli elettori comunisti!

La piccola ipocrisia è una necessità per poter convivere civilmente coi nostri vicini di casa (e infatti si chiama buona educazione) e su questo non ci piove. Ma quando l' ipocrisia raggiunge questi livelli ed è diffusa tanto capillarmente da costituire la caratteristica preminente di un intero popolo, per questo popolo non ci sono speranze: è arrivato al capolinea della storia e merita solo di sparire per far posto a popoli più "freschi", più seri, cioè meno ipocriti.

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il cannocchiale

mercoledì 26 marzo 2008

Dio, quanto amo i rifondaroli!

Non faccio dell' ironia, io davvero amo i Compagni della Rifondazione Comunista. Sono gente onesta, che ha una visione del mondo che io non condivido, ovviamente, ma che rispetto .... soprattutto perchè, dopo la caduta del muro, è del tutto innocua, come sono innocui, tanto per fare un esempio, i testimoni di Geova o i soci della bocciofila di Pinerolo. Non solo sono innocui, i compagni di Rifondazione, ma spesso risultano utilissimi. Non dobbiamo forse a loro la caduta del 1° Governo Prodi? E alla caduta del 2° hanno collaborato attivamente: Mastella e Dini li hanno solo battuti sul tempo, stavolta, ma il primo a dire che quel Governo era malato grave è stato Bertinotti, se non ricordo male.
Utili sono anche adesso, in campagna elettorale. Il loro giornale spara a pallettoni su Veltroni un giorno sì e l' altro pure. Quindi, come può, un berlusconiano come me, non amarli? Leggetevi l' articolo di oggi che Liberazione ha dedicato all' ultima uscita di Veltroni sulle pensioni: una vera chicca! Non perdetevelo!





26/03/2008
Liberazione

Veltroni lancia l'ultima promessa elettorale: le pensioni, che il Pd si è rifiutato
di aumentare quando era al governo, le aumenterà dopo le elezioni. E se le elezioni le perde?

«Se vinco aumento le pensioni»

Proposta: aumentiamole subito

Veltroni ha lanciato la sua ultima idea per la campagna elettorale, e non sembra male. Ha detto che se il Pd vincerà le elezioni aumenterà le pensioni. Soprattutto le pensioni più basse, quelle sotto i 25 mila euro all'anno. Ha giurato di avere un piano per trovare i fondi e ha fissato una data per deliberare l'aumento: luglio. Ha anche stabilito l'entità dell'aumento: 400 euro all'anno, circa 30-35 euro al mese. Non sarà una cifra enorme ma è già qualcosa.
Ora il problema è questo. Aumentare le pensioni, specie le pensioni più basse, è cosa buona e giusta. Però, dal momento che tutti i sondaggi dicono che Veltroni non vincerà le elezioni, è difficile, per lui, aumentare le pensioni a luglio, quando non ci sarà più il governo di centrosinistra. Il governo di centrosinistra invece c'è ora, e - grazie al famoso tesoretto - ci sono anche i soldi per aumentare le pensioni più basse. Allora è molto strano che il capo del principale partito di governo dica: "aumenterò le pensioni, ma non adesso: le aumenterò dopo aver perso le elezioni". Perché questo è il teatro dell'assurdo, non è una campagna elettorale.
Se davvero Veltroni pensa che sia giusto aumentare le pensioni basse, e che vada fatto in fretta, perché non aumentarle subito? Si dirà: perché ora il Pd non governa da solo ma governa con una coalizione dentro la quale c'è la "perfida" sinistra radicale. Giusto. Però la sinistra radicale è favorevolissima ad aumentare le pensioni, l'ha chiesto tante volte, non è stata ascoltata anzi è stata considerata - per questa richiesta - arrogante e massimalista. Dunque, ora che anche Veltroni ritiene giusta la richiesta arrogante e massimalista della sinistra, perché perdere tempo? Si convochi il consiglio dei ministri e si proceda per decreto. I voti ci sono e i soldi pure. Basta che la volontà politica sia vera.
Se invece si ritiene che no, è troppo complicato adesso mettersi a fare decreti e cose del genere, meglio aspettare luglio eccetera eccetera, allora però sarebbe magari il caso di sparare meno balle. Il cinismo dei politici, in verità, è già noto e spesso - nelle precedenti campagne elettorali - Berlusconi ce ne ha fornito molti esempi, però ora si sta un po' esagerando. Nei giorni scorsi, su questo giornale, Cesare Salvi ha spiegato come e perché la proposta di Veltroni di salario minimo è una truffa in piena regola, e ha detto che forse sarebbe il caso di rivolgersi all'autorithy per la «pubblicità ingannevole». Stavolta il carattere della proposta di Veltroni è ancora più chiaro: a Napoli, credo, la chiamano "Il pacco". In qualunque altro paese dotato di libera stampa, diciamo così, di fronte a una situazione così i giornali ti attaccherebbero i barattoletti dietro il paraurti del pullman. Alla povera Hillary Clinton, che si era semplicemente inventata di essere finita in una sparatoria durante una visita in Bosnia, e pare che non fosse vero, i giornali l'hanno fatta a fettine. Eppure era una bugia innocua, che non danneggiava nessuno e non illudeva migliaia e migliaia di persone.
Diciamo la verità: questa "berlusconizzazione" della campagna elettorale è l'aspetto più preoccupante di queste settimane di battaglia politica. La berlusconizzazione, decisa a tavolino dagli strateghi del Pd, ha sorpreso persino il "titolare", cioè Berlusconi stesso, il quale invece aveva deciso di tentare una campagna elettorale più sobria, e che ora - infilato in contropiede - è costretto a rimontare e sta cercando di inventare anche lui un numero adeguato di balle. Il problema è che alla fine di una campagna elettorale così, la politica ne uscirà a pezzi. Cioè la piccola dote di credito, di fiducia, che ancora esiste tra il popolo e la politica, rischia di finire polverizzato. Non c'è gran differenze, per la verità, tra le grida di Beppe Grillo e le balle di Berlusconi e di Veltroni. Sono nella stessa misura antipolitica.



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il cannocchiale

Il "buonismo" veltroniano ha i giorni contati?

Ricavo questa fausta ipotesi dalla lettura del pezzo che il cronista della Stampa ha dedicato al recente comizio di Veltroni a Palermo. Questa pregevole cronaca fatta sul campo, vale più di tanti solonici commenti scritti in poltrona dai nostri insopportabili maitres a penser. Veltroni pare aver dimenticato che c'è un solo modo per battere Berlusconi: calunniarlo e demonizzarlo (possibilmente con l' "aiutino" di qualche avviso di garanzia). Se non fai tutto questo, non c'è verso: perdi le elezioni. Be', pare che Veltroni - costatando che i sondaggi vedono il PD fermo da settimane - stia ripensando la sua strategia. Speriamo che sia così, perchè detesto cambiare canale il martedì sera, subito dopo la performance di Crozza: Ballarò mi appassionava e divertiva mentre, da quando è cominciata la campagna elettorale, mi fa addormentare sulla poltrona ..... Allora, meglio un buon telefilm, persino italiano, no?




La Stampa

26/3/2008 - RETROSCENA - IL LEADER DEL PD CAMBIA STRATEGIA
Veltroni alza i toni: "Il Cavaliere fa come Lauro"
Addio buonismo per blindare i voti d'area
FABIO MARTINI

PALERMO - E’ grande, è lunga piazza Verdi, i palermitani l’hanno riempita per metà e ora che Walter Veltroni sta parlando di mafia i cinquemila ascoltano con un silenzio speciale, un misto di timore e curiosità. E’ come se il leader del Pd volesse scuotere la platea raccolta all’ombra del teatro Massimo: «Ora voglio dire qualcosa che resta: i mafiosi sono criminali, assassini e vigliacchi, perché per sciogliere nell’acido i bambini bisogna essere dei vigliacchi. Sì, degli assassini vigliacchi!». La gente applaude ad una frase forte che è il punto di arrivo di un ragionamento crudo sui due mali di cui soffre la Sicilia: la destra e la mafia. Urla Veltroni: «La destra ha fatto male alla Sicilia» e poco dopo: «La mafia è la principale nemica della Sicilia». Non c’è una connessione logica e diretta, del tipo la destra rappresenta la mafia, ma il messaggio sembra proprio quello. Ed è tanto più significativo questo passaggio così hard sulla destra siciliana perché, proprio da qui, per la prima volta Veltroni ha iniziato a cambiare toni e linguaggio nei confronti di Silvio Berlusconi.

Dai cantieri navali di Trapani (davanti a 400 persone) Veltroni ha paragonato Berlusconi ad Achille Lauro. Alludendo alla vicenda dell’Alitalia, il leader del Pd: «Sembra di essere tornati ai tempi nei quali prima delle elezioni si prometteva la scarpa destra e poi, ad elezioni fatte, quella sinistra...». E in piazza Verdi a Palermo, Veltroni picchia sulla questione del match in tv col Cavaliere: «Sottrarsi al confronto televisivo in una campagna elettorale così importante non accade in nessun Paese del mondo e tantomeno non dovrebbe accadere nel nostro, dove si usano le proprie televisioni per violare le regole del gioco». E sull’articolo 41 bis, così "malvisto" dai boss mafiosi ma che per motivi di garantismo di volta in volta ha trovato critici sia nel centro-destra che all’estrema sinistra, Veltroni non usa chiaroscuri: «Noi siamo per l’applicazione severa». E ancora: «La mafia decida per chi votare, ma non voti per noi». E la candidata governatore Anna Finocchiaro è sulla stessa sintonia: «La sanità pubblica siciliana è diventata la grande lavanderia del denaro sporco della mafia!». Bordate non casuali. La prova sta nel fatto che per la prima volta Veltroni ha omesso quello che era diventato un refrain nei suoi precedenti settanta comizi: «Da me non sentirete mai una frase di odio». Un passaggio, questo, che nei precedenti discorsi era stato puntualmente accompagnato da battimani convintissimi e che probabilmente tornerà anche nelle prossime, decisive esibizioni televisive.

Ma un certo incrudimento dei toni sembra indirettamente suggerito dai sondaggi che continuano ad arrivare al Loft: quelli pubblici e quelli privati concordano nel segnalare oramai da due settimane un vantaggio quasi immutabile dal Pdl di Berlusconi. Quel che colpisce (e preoccupa) lo staff di Veltroni non è solo il sostanziale stallo del Pd (seppure dopo una rimonta inizialmente spettacolare), ma la "staticità" del monte-voti di Berlusconi. In altre parole, il Pdl non solo tiene, ma soprattutto non ne cede al Pd. E quelli che passano da una parte all’altra sono voti pesanti, voti che varrebbero doppio. Come fa osservare il coordinatore della campagna veltroniana, Ermete Realacci, «la nostra missione più che rubare elettori consolidati dall’altra parte, è recuperare gli elettori incerti e per farlo, non criminalizzeremo Berlusconi perché, tra l’altro gli consentiremmo di fare il richiamo della foresta». E infatti Veltroni non ha attaccato frontalmente Berlusconi, che continua a definire «il principale esponente dello schieramento avversario». Ma sta prendendo le misure e sembra di capire che gli attacchi sono destinati ad aumentare nel caso in cui la rimonta diventasse un’utopia. Perché a quel punto l’imperativo del Pd diventerebbe uno solo: fare il pieno dei voti della propria area.



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il cannocchiale

La questione del voto "utile"

Per coloro che, come me, avessero ancora le idee confuse sul funzionamento di questa legge elettorale per quanto riguarda l' attribuzione dei seggi al senato, pubblico questo ottimo articolo di Mannheimer che aiuta a chiarirle definitivamente.
Come ben sa chi ha avuto la pazienza di leggere i miei interventi su questo blog, io sono ossessionato dall' idea dell' inciucio prossimo venturo. Questa sciagurata evenienza ha tante più possibilità di verificarsi quanto più sarà risicata la vittoria del PdL al Senato. Perchè questo infausto evento non abbia a verificarsi, occorre che, nelle singole regioni, il partito di Casini non raggiunga la soglia di sbarramento dell' 8%, cioè che non riesca a sottrarre seggi senatoriali al PdL.
Lo stesso discorso vale per il PD: se la coalizione di Bertinotti supera l' 8% porta via senatori al PD e, con questo, pregiudica qualsiasi possibilità di una vittoria di Veltroni (ammesso e non concesso che questa possibilità esista).

Insomma, per quei berluscones che, come me, non vogliono inciuci, l' ideale sarebbe una disfatta elettorale di Casini (in entrambe le camere) e il superamento dell' 8% da parte di Bertinotti, nelle regioni rosse.

Questo auspicio ha qualche possibilità di non rimanere un sogno?

Francamente, ne dubito. Casini è sempre in TV, un po' perchè è telegenico, ma molto perchè, in questo momento, è l' unico che può danneggiare seriamente la campagna elettorale del PdL e impedirne una vittoria di dimensioni trionfali e, quindi, i conduttori televisivi, tutti rigorosamente di sinistra, non si stancano di invitarlo in continuazione (alla faccia dello strapotere mediatico attribuito a Berlusconi)!

Staremo a vedere. Intanto è bene che tutti coloro che vogliono una vittoria schiacciante del PdL non perdano il loro tempo a dileggiare Veltroni (che tanto non vince) ma lo impieghino a sostenere - presso parenti e amici - l' idea del voto "utile", cioè quello negato a Casini.


Corriere della Sera
25 marzo 2008
«Voto utile», convinti 6 elettori su 10

Renato Mannheimer

Ancora negli ultimi giorni, i leader dei due maggiori schieramenti, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, hanno entrambi sottolineato la necessità, a loro avviso, di dare un «voto utile». Come si sa, essi argomentano che sarebbe uno «spreco» attribuire il proprio consenso elettorale a quelle forze che, non riuscendo a superare la soglia minima di ammissione, non avrebbero comunque possibilità di accedere alla distribuzione dei seggi nel futuro Parlamento.

SOGLIE DI SBARRAMENTO - Il ragionamento viene applicato sia alle elezioni per la Camera dei Deputati, sia per quelle del Senato, ma acquista maggior valenza in questo secondo caso. Per la Camera dei Deputati, infatti, la soglia è pari al 4% dei voti ottenuti a livello nazionale. Diversi partiti rischiano di non raggiungere questo limite e di essere di conseguenza esclusi dalla rappresentanza. Per il Senato la situazione è più complessa. Non solo la soglia di sbarramento, infatti, è doppia e pari all’8% ma, quel che è più importante, si applica a livello della singola regione. Ciò significa che se una forza politica ottiene più dell’8% in una data regione, concorre alla ripartizione dei seggi senatoriali attribuiti in quel contesto, ma non necessariamente in altri. Per le due forze maggiori il problema non si pone, poiché entrambe superano di gran lunga l’8%. D’altra parte, la maggior parte dei piccoli partiti è lontana da questa quota di consensi. Ma due forze politiche sembrano ottenere, almeno sulla base dei sondaggi effettuati sino a questo momento, proprio questa percentuale di voti, superandola in certe regioni, ma rimanendo al di sotto in altre. Si tratta dell’Unione di Centro e della Sinistra l’Arcobaleno.

IL VOTO ULTILE E IL PREMIO DI MAGGIORANZA - È importante sottolineare un dato che può apparire tecnico: nelle regioni ove supereranno l’8% queste forze toglieranno senatori al perdente tra i due partiti maggiori, PD o PDL, ciò che non accadrebbe se non raggiungessero la soglia in questione. Infatti, il vincente tra PD e PDL avrà senz’altro i seggi senatoriali derivanti dall’applicazione del premio di maggioranza, anch’esso computato a livello regionale. I seggi restanti saranno divisi tra il soccombente tra i due maggiori partiti e, eventualmente, le altre forze che supereranno l’8% e che quindi entreranno nella spartizione della "torta" residua. Per questo, i due partiti maggiori hanno tutto l’interesse a concentrare i voti su sé stessi, evitando, specie al Senato, che altri raggiungano la soglia di ammissione.

PIU' SCETTICI NEL PD - Ma in che misura l’elettorato è persuaso dell’idea del voto utile? Un recente sondaggio ha mostrato che la gran parte – il 60% degli elettori – condivide questo argomento e intende applicarlo. Ma questa quota è inferiore a quella del complesso dei votanti per i due maggiori partiti. Infatti, molti, anche all’interno di PD e PDL non sono convinti fino in fondo dell’opportunità del «voto utile». Lo scetticismo appare più intenso tra l’elettorato della coalizione di Veltroni, ove quasi un votante su tre non condivide l’idea del voto utile. Dalle scelte dei perplessi sul «voto utile» dipende, di fatto, l’esito politico delle elezioni. Che si giocherà soprattutto sull’esistenza o meno di una maggioranza agibile in Senato, tale da permettere di governare. Come si è detto, essa verrà in larga parte determinata dal risultato delle singole regioni, dal raggiungimento dell’8% per i due partiti "concorrenti" a quelli maggiori e, dunque, dall’applicazione o meno dell’appello al «voto utile».




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il cannocchiale

martedì 25 marzo 2008

omaggio alla Jena della Stampa

Non so chi si celi sotto lo pseudonimo "Jena". So solo che trovo esilarante quel che scrive, specie quando la sua rubrichetta si limita ad una sola frase, di solito fulminante. Oggi voglio rendergli omaggio pubblicando alcune perle, tutte del mese in corso.
L' ultima, però, voglio evidenziarla qui, da sola, perchè mi ha fatto letteralmente scompisciare:

CONVERSIONI - Si discute molto animatamente della conversione cattolica di Magdi Allam, ma nessuno che dica l’unica cosa sensata: e chissenefrega.










La Stampa
Marzo 2007
Rubrica Jena

PREGHIERE - Vista la pessima situazione economica del Paese, Berlusconi e Veltroni hanno rivolto una preghiera ai propri elettori: «Mi raccomando, non votate per me».

SCANDALI - Ma voi vi ricordate che razza di scandalo scoppiò esattamente un anno fa, quando quel fascistone di Ciarrapico dimostrò il suo entusiasmo per la nascita del Partito democratico, partecipando addirittura a un suo convegno? Vi ricordate le reazioni indignate di Veltroni, Fassino, Rutelli, D’Alema e Prodi? Io no.

UNO - Ecco la risposta di Berlusconi a chi lo accusa di aver candidato un fascista:
«Ma magari fosse uno solo».

RIMPIANTI - Io odio Berlusconi per innumerevoli ragioni, la principale è che mi farà rimpiangere Prodi.

MANICA - Ieri Veltroni era furibondo con i suoi collaboratori: «Siete una manica di dementi, non mi avete nemmeno impedito di candidare Calearo».

LISTE - Quattro operai morti e un sopravvissuto. Veltroni: «Candidiamolo».

PRATICAMENTE - Se vince Veltroni, «al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader». Praticamente l’Urss.

BEH - Veltroni come Stalin? L’accusa di Berlusconi fa ridere tutti quelli che conoscono Walter, tranne D’Alema: «Beh, nel suo piccolo...».

QUANDO - «Lavoro 20 ore al giorno. Mi sveglio alle 7.15 e vado a nanna alle 2.30. In media ho 15-20 appuntamenti quotidiani, di circa 20 minuti ognuno. Le telefonate, tra un appuntamento e l’altro, sono una cinquantina. Pranzo e cena sono invariabilmente riunioni di lavoro. Dopo la cena, lavoro alla scrivania per studiare, stilare dichiarazioni, correggere interviste, preparare gli interventi del giorno dopo». Ma Berlusconi quando scopa?

QUALCUNO - La cosa micidiale delle elezioni è che alla fine qualcuno le vince.

EPOCALE - Anni fa si aprì un approfondito dibattito sulle pagine del manifesto che verteva attorno a questo interrogativo epocale: chi ha la colf è di destra o di sinistra? Oggi c’è rimasta solo la colf.

COLPE - Veltroni furibondo con Prodi: "Se perdo le elezioni a causa dell'Alitalia sarà tutta colpa tua". E l'infame sorrise.

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il cannocchiale

Walter mangia solo mozzarelle di bufala....

Bè, speriamo che non abbia smesso proprio in questi giorni! A parte questa battutaccia, vi segnalo questo articolo del Corriere della Sera, il più autorevole quotidiano Italiano, diretto da uno dei più autorevoli giornalisti italiani, facitore e disfacitore di governi e di alleanze, promotore o denunciatore di inciuci, sommo indicatore di voto, insomma, grande artefice delle politiche nazionali !!!! Voi direte: "Be', un grande giornale ha anche la sua pagina rosa"! Naaaaa! L' articolo è pubblicato nella sezione "Politica"!

Corriere della Sera
24 marzo 2008
Ecco perchè non porto la fede
«Da ragazzo fui traumatizzato: un mio amico perse un dito perché l'anello rimase impigliato in un cancello»


ROMA - Walter Veltroni non porta la fede. «Da ragazzo sono rimasto traumatizzato, quando un mio amico ha perso un dito della mano perché la sua fede era rimasta impigliata in un cancello», rivela in una lunga intervista al settimanale «Chi». Conferma la moglie Flavia: «Praticamente non la porta dalla sera delle nozze». Per la prima volta la coppia posa insieme e racconta al settimanale il proprio menage familiare. «Non ci siamo mai lasciati, nemmeno per un giorno», dice Veltroni. «Per merito più di Flavia che mio». Il candidato premier del Pd e la moglie si sono conosciuti nel 1973, quando avevano rispettivamente 18 e 15 anni. «Ho preferito che fossimo solo amici per un po'», ricorda lei.

E lui: «Ma io non ero d'accordo». La vita in casa Veltroni recentemente è cambiata. Le figlie si sono allontanate: Martina è impegnata come aiuto regista a Torino in un film di Maria Sole Tognazzi e Vittoria, la minore, studia a Boston. «Sono due mesi che siamo rimasti da soli in casa. È la prima volta dopo tanti anni. E ora che Walter è in giro per l'Italia, è più facile che io possa raggiungerlo», dice Flavia che confessa di non «applicarsi» in cucina. «E poi Walter a parte le mozzarelle di bufala e i dolci mangia poco», si giustifica. «Considera i pranzi una perdita di tempo».





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il cannocchiale

dalla noia alla banalità

Scrivevo ieri, stimolato da un articolo di Barenghi sulla Stampa, che questa campagna elettorale è noiosa e indicavo il pericolo che la noia comporta: l' astensionismo. Stamattina scopro un altro pericolo: gli opinionisti, anche quelli normalmente bravi come Panebianco del Corriere della Sera, possono diventare banali presino trattando un argomento serio come quello dell' Alitalia. Del "pezzo" di oggi di Panebianco si salva, a mio avviso, soltanto l' ultima frase e non perchè non sia anch' essa ovvia, ma perchè appartiene a quella categoria di banalità che andrebbe ripetuta tutti i giorni agli elettori italiani che non se danno per intesi:

Pessimo argomento da campagna elettorale, il caso Alitalia è una buona dimostrazione di cosa succede quando i dibattiti accademici su «statalismo e liberismo» lasciano il campo alla politica vera e alla lotta sempre prosaica (anche se ammantata di sacri principi) fra gli interessi organizzati, aziendali, territoriali o sindacali che siano.

La incapacità degli elettori (di tutti gli schieramenti) di distinguere i "sacri principi" dagli interessi autentici di cui la politica vera si occupa (e si DEVE occupare) è la ragione principale di tutte le disgrazie di questo paese, passate, presenti e, ahimè, future.

Corriere della Sera
25 marzo 2008
Pasticci con le Ali
Angelo Panebianco

Fino a qualche giorno fa niente sembrava in grado di animare la campagna elettorale. Si parlava soprattutto delle somiglianze fra i programmi dei due principali contendenti. Poi è esplosa la questione Alitalia. A tre settimane dal voto, è diventato il tema su cui le forze politiche (a cominciare da Berlusconi, con la sua proposta di una cordata italiana da contrapporre ad Air France) sembrano puntare per mettere in difficoltà gli avversari. Niente di peggio poteva accadere poiché, come ha osservato Sergio Romano (Corriere, 23 marzo), una questione così grave richiederebbe di essere trattata con una serietà che è difficile ottenere da forze politiche impegnate a sgambettarsi in una campagna elettorale.

Si intrecciano tre questioni. La prima riguarda i giochi interni al sistema dei partiti. Si sono delineate alleanze trasversali in cui ciascuno crede di avere la propria convenienza. Se Berlusconi, a nome del «partito del Nord», cerca di mettere in difficoltà Veltroni, i piccoli, a loro volta, hanno trovato un varco per picchiare duro sui grandi. Così, la Sinistra Arcobaleno apre a Berlusconi su Alitalia contro il Partito democratico (suo diretto concorrente a sinistra), mentre Casini, concorrente al centro del Popolo della Libertà, polemizza con Berlusconi e si schiera col Partito democratico.

La seconda questione (la più esplosiva, almeno in prospettiva) riguarda la spaccatura Nord/Sud, Milano contro Roma. E’ il problema del declassamento di Malpensa e delle sue vere o presunte conseguenze per lo sviluppo del Nord. E’ difficile non notare che le divisioni politiche su Malpensa rispecchiano abbastanza fedelmente la geografia elettorale italiana.

Infine, c’è la questione sindacale. I sindacati, corresponsabili del disastro Alitalia, cercano anch’essi di sfruttare le divisioni politiche e rinviare il momento in cui pagare il conto degli errori accumulati. Sarebbe interessante capire se davvero essi credono che i giochi del passato possano essere riprodotti all’infinito, se credono che, senza la vendita a un compratore credibile, il fallimento dell’azienda possa essere evitato.

Naturalmente, i sindacati possono ancora contare su sponde politiche di un certo peso (come segnala la dissociazione del ministro Bianchi dalla posizione ufficiale del governo Prodi). E’ un pasticcio colossale nel quale, per giunta, è difficile stabilire chi guadagnerà elettoralmente e chi perderà. Prendiamo il caso dell'elettorato del Nord. Ci sono certamente cittadini sensibili alla difesa di Malpensa da parte della Lega e di Forza Italia così come ce ne sono molti affezionati all'idea della «compagnia di bandiera». Ma ce ne sono anche altri che si domandano se non sia peggio lasciare le cose come stanno, col rischio di continuare a far pesare sui contribuenti (magari anche in violazione delle regole europee) i costi di un’azienda in dissesto che si sarebbe dovuto far fallire oppure vendere già molti anni or sono.

Pessimo argomento da campagna elettorale, il caso Alitalia è una buona dimostrazione di cosa succede quando i dibattiti accademici su «statalismo e liberismo» lasciano il campo alla politica vera e alla lotta sempre prosaica (anche se ammantata di sacri principi) fra gli interessi organizzati, aziendali, territoriali o sindacali che siano.



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il cannocchiale

lunedì 24 marzo 2008

furto a Camelot ....

Rubo dal Blog di Camelot alcuni stralci tratti dal saggio di Guglielmo Giannini, "La folla" (1945). L' autore, giornalista ed editore, fondò il giornale l' Uomo Qualunque, poi il movimento politico omonimo, infine il partito del Fronte dell' Uomo Qualunque che ricevette ben 1.2oo.ooo voti nelle elezioni del 2 giugno 46 per l' Assemblea Costituente, ottenendo 30 seggi. Pur essendo un partito liberale e liberista, fu osteggiato da Benetto Croce. Da De Gasperi, con cui Giannini si alleò per le fatidiche elezioni politiche del 1948, ricevette "il bacio della morte": il partito praticamente si dissolse. Per una informazione veloce andate su Wikipedia, da cui traggo e riporto i punti programmatici del partito:


  • Lotta al comunismo
  • Lotta al capitalismo della grande industria
  • Propugnazione del liberismo economico individuale
  • Limitazione del prelievo fiscale
  • Negazione della presenza dello Stato nella vita sociale del paese
Poteva durare, in Italia, un partito con questi ideali?!!!!! Non solo fu schiacciato, ma ne fu tratto un vocabolo tanto fortunato (da essere arrivato fino a noi) quanto dispregiativo: "qualunquismo"! Capito, ragazzi? Liberismo=qualunquismo ......

“Lo Stato è l’amministrazione del paese, il paese è la Comunità, la Comunità siamo noi: dunque lo Stato, la ricchezza, il bene, il potere che lo Stato amministra, sono nostri. Noi vogliamo vivere tranquilli, non vogliamo agitarci permanentemente come non abbiamo voluto vivere pericolosamente: vogliamo andare a teatro, uscire la sera, recarci in villeggiatura, trovare le sigarette, ordinarci un abito nuovo, salire in autobus, non fare la guerra, salutare chi ci pare, non salutare chi non ci pare”.

Che importa a noi dei vari upp (uomini politici professionali, ndr) più o meno personalmente probi e tutti egualmente e personalmente parassitari?”.

“Ciò che noi chiediamo, noi gente, noi Folla, noi enorme maggioranza della Comunità e dello Stato, è che nessuno ci rompa più i coglioni. Nient’altro: ed è tragico che tra tanti politici professionali che si proclamano interpreti della volontà popolare, non ce ne sia uno che dica, con parole chiare e precise, questa chiara e precisa verità”.

“Un Paese che non è costretto ad occuparsi del suo governo è un Paese felice, nel quale lo Stato amministra compiendo la sua naturale funzione, lasciando che i cittadini godano la massima libertà civile. Certamente pone dei limiti a queste libertà: ma non sono limiti più restrittivi di quelli che dei buoni organi interni pongono a un uomo in buona salute (…)”.

“Il “governo morale”, lo “Stato eticoche pretende d’insegnare a pensare al cittadino ciò che esso Stato crede morale, giusto, bene, costituisce una violazione della libertà del cittadino (…)”.

“La concezione dello Stato pedagogo, mentore, tutore, seccatore, è il prolungamento dell’istituto paterno, nel quale il padre impone al figlio una morale. (…) Ma lo Stato-padre non si toglie mai dai piedi: il cittadino-figlio non ha una maggiore età da raggiungere; e le costrizioni che è esposto a subire dallo Stato-Padre sono terribili e possono culminare nella pena di morte”.

“A questo s’aggiunga che il vincolo affettivo tra padre e figlio, che modera tutto il rapporto fra il primo e il secondo, non esiste fra lo Stato-padre e il cittadino-figlio. Fra padre e figlio, il padre pensa al bene del figlio, magari sbagliando: fra Stato-padre e cittadino-figlio lo Stato non pensa che al suo interesse”.