lunedì 24 marzo 2008

Quando l' inciucio appare auspicabile

Sempre stato un gran bastian contrario Gian Paolo Pansa e continua a non smentirsi: che io sappia è l' unico opinionista che parla apertamente di inciucio e addirittura auspica una Grande Coalizione, dopo le elezioni. Per fortuna il nostro eroe ha un' altra caratteristica: non ha mai azzeccato una previsione politica in vita sua. Speriamo che si sbagli ancora, anche se temo che, stavolta, potrebbe azzeccarla. Vabbè, staremo a vedere. Nel frattempo mi tocco, a mo' di scongiuro ......



L' Espresso

21 Marzo 2008
Paura di Governare
La crisi fa 'tremare i polsi' a Berlusconi. E per il dopo voto l'unica strada è la Grande Coalizione. Altro che inciucio

Non l'avevo mai vista la pizza con lo sconto del 50 per cento. Mi è capitato di scoprirla nei manifesti di un ristorante in Toscana. Un avviso identico a quello dei saldi nei negozi. Solo che stavolta t'invitava a mangiare la pizza a prezzo dimezzato. Se non avessi già aperto gli occhi sull'Italia d'oggi, quel manifesto me li avrebbe spalancati. La crisi economica sta cominciando a mordere la vita di molti italiani. Lo vedo dalle trattorie vuote. Dai negozi poveri di clienti. Dai mercati rionali più affollati. E dalle rinunce sempre più pesanti di chi ha stipendi o pensioni ridotti all'osso.

Siamo un paese più povero di due o tre anni fa. Ecco la verità che finalmente entra con forza nella campagna elettorale. Stiamo discutendo all'infinito sul caso Ciarrapico o sulle figlie messe in lista al posto del padre. Ma nel frattempo si rovescia anche sull'Italia il disastro americano, con tante pessime sorprese in arrivo. Per la prima volta dal 1945, chi vincerà le elezioni si troverà alle prese con la paura di governare. Proprio così: i politici vittoriosi si sentiranno dei condannati a cinque anni di lavori forzati. E la poltronissima di Palazzo Chigi si rivelerà foderata di chiodi roventi.

Silvio Berlusconi mostra di averlo già capito. E l'ha confessato in pubblico, al forum di Cernobbio della Confcommercio. Ho visto su Sky la diretta tivù del suo intervento: il Cavaliere mi è sembrato molto diverso dal ganassa ridanciano di tante vignette. I satirici di sinistra possono pure continuare a sfotterlo. Ma intanto lui sorprende tutti dicendosi "angosciato" per gli obblighi che lo attendono, se vincerà. Bastano i rifiuti di Napoli per fargli ammettere che gli "tremano le vene dei polsi", nel pensare che se li vedrà scaricare sulla scrivania, come roba sua.

Lo stesso accadrà a Walter Veltroni, se toccherà a lui il peso del governo
. Il leader del Partito Democratico non dichiara la stessa angoscia di Berlusconi. Ma forse dipende dal fatto che lui crede di perdere. E sta affrontando una fatica immane per lanciare il PD più che per vincere la corsa alle urne. Il Cavaliere, invece, considera la possibile vittoria un mezzo disastro. In quel momento avrà finito le vacanze da oppositore. Certo, sarà riuscito a soddisfare la voglia di rivincita. Ma poi, a settantun anni suonati, si ritroverà alle prese con un mestiere che ha già fatto due volte, nel 1994 e nel 2001. Pesante, noioso, gonfio di stress e di grane irrisolvibili. Con l'eterna difficoltà di decidere, in un palazzo dove non esiste nessuna stanza dei bottoni.

C'è una pena del contrappasso per i potenti della politica italiana. I cittadini qualunque sono in allarme per quel che potrà accadere. Temono per il proprio lavoro, per i risparmi, per il treno di vita ancorché modesto. Ma il loro timore è una goccia che cade da tempo sull'ottimismo sfoggiato dalle classi dirigente e lo incrina ogni giorno di più. Tanto che i big dei partiti cominciano ad avere un terrore mai provato: quello di non saper fronteggiare la paura del paese e di non riuscire a tenerlo in piedi.

Per questo, la sera del 14 aprile non ci porterà nessuna sorpresa. Una volta accertato chi sia il vincitore, molti si diranno: Silvio o Walter non fa differenza. Il bello, o il brutto, verrà dopo. Quando entrambi i contendenti dovranno guardarsi in faccia e domandarsi: riusciremo a farcela da soli, uno al governo e l'altro all'opposizione? I lettori del Bestiario conoscono come la penso: dopo il voto, qualunque sia il risultato, sarà indispensabile e urgente un governo di salvezza nazionale, quello che siamo soliti chiamare una Grande Coalizione.

Ma oggi voglio dire una cosa in più.Se uno dei due blocchi rifiuterà di fare un accordo con l'altro, si renderà colpevole di tradire l'interesse dell'Italia. Non so se esista ancora il reato di alto tradimento, ma sarà questa l'accusa da rivolgere a chi pretenderà di non accordarsi con nessuno. Che cosa potrà fare un governo del Popolo della Libertà o del Partito Democratico quando la bufera della recessione americana calerà prepotente su Roma? Non voglio immaginare la sorte di Berlusconi e di Veltroni se anche in Italia salterà qualche banca. E migliaia di persone scopriranno di non poter riavere il denaro depositato.

In quel frangente terribile, risulterà grottesco il politico capace soltanto di gridare all'inciucio fra Silvio e Walter. Se è vero che i programmi dei due blocchi si assomigliano, tanto meglio. Sarà più facile trovare un'intesa. Dopo quel primo passo, si risolverà in fretta l'enigma di chi dovrà guidare il governo di salute pubblica. Sono convinto che il nome giusto uscirà. C'è solo da sperare che questo premier mai visto non venga azzoppato prima di metter piede dentro il cortile di Palazzo Chigi.



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il cannocchiale

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